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Pompei. Con l’architetto Mighetto alla scoperta dei lavori di messa in sicurezza e restauro della Casa della Biblioteca nell’Insula Occidentalis: una sfida per offrire ai visitatori i segni delle distruzioni subite dalla città antica

L’architetto Paolo Mighetto nella Casa della Biblioteca a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La Casa della Biblioteca è una delle eleganti domus, assieme a quelle di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, e alla Casa del Bracciale d’Oro che fanno parte dell’Insula Occidentalis di Pompei, dove è in corso il cantiere di messa in sicurezza, al termine del quale gli edifici saranno restituiti alla fruizione del pubblico. Ce ne parla l’architetto Paolo Mighetto che racconta gli interventi in corso e i nuovi dati scientifici che stanno emergendo dalle attività di scavo.

“Ci accoglie nella Casa della Biblioteca”, esordisce Mighetto, “il poeta del V sec. a.C. Filosseno di Citera: lo sappiamo – già da qualche tempo – per la scritta e il nome inciso all’interno di questo affresco. È una casa molto particolare di Pompei, nell’Insula Occidentalis, grande complesso di edifici che si affacciava sul Golfo di Napoli, che si imposta sulle antiche mura della città, e si estende da Porta Marina a Porta Ercolano. All’interno di quest’insula, in particolare quattro domus sono oggetto di un cantiere di restauro, di messa in sicurezza e di scavo archeologico: sono le domus di Maio Castricio, Marco Fabio Rufo, del Bracciale d’Oro, e appunto questa della Biblioteca. Perché Casa della Biblioteca? Proprio perché qui fu recuperato un armadio, meglio le tracce di un armadio, con i rotoli del proprietario di questa domus che doveva essere una persona molto colta, probabilmente appartenente anche a un circolo culturale se volle farsi affrescare sulle pareti della propria biblioteca, appunto una figura un po’ particolare, non proprio a tutti nota, come quella di questo poeta ditirambico Filosseno di Citera”.

Il cantiere di restauro della Casa della Biblioteca a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Nel quadro della messa in sicurezza – continua l’architetto -, il restauro di quest’insula ha ripristinato-recuperato gli scavi già in parte eseguiti negli anni ’70, ed è proseguito. In questo prosieguo lo scavo archeologico sta facendo emergere una serie di novità eccezionali. Prima di tutto i segni che si susseguono nel tempo a Pompei, che sono i segni di immani distruzioni. Non solo l’eruzione del 79 d.C. ma il grande terremoto del 62 d.C. che sconvolge la città e questa parte di città in particolare. A seguito di questo grande terremoto la casa, che viene abitata e continua a essere abitata, viene ristrutturata: e noi abbiamo i segni di questa ristrutturazione. Prima dell’eruzione del 79 d.C. infatti sicuramente Pompei subisce una serie di sciami sismici, di eventi sismici che dovettero portare gli stessi proprietari di casa a ristrutturare più volte e in questo nostro lavoro di studio stiamo recuperando proprio i segni anche di questi lavori che dovevano essere in corso al momento dell’eruzione. Al momento dell’eruzione Pompei viene letteralmente coperta dallo strato di materiale vulcanico, da cenere, lapilli, fino ad arrivare ai flussi cineritici che sconvolgono gli ambienti in cui ci troviamo e sigillano tutto fino alla metà del Settecento quando Pompei viene riscoperta, e i Borboni avviano gli scavi, che si sviluppano in sotterranea, quindi attraverso l’apertura di tunnel che si incuneano al di sotto e dentro questo materiale vulcanico, e vanno alla scoperta dei tesori che oggi sono conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli”.

Gli effetti del bombardamento del 1943 sulla Casa della Biblioteca a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Anche in queste Case vediamo queste tracce che stiamo cercando di conservare proprio come un dato di un ulteriore “sconvolgimento” di ciò che fu Pompei e che è ancora oggi Pompei. E altri segni ancora in epoca successiva. Forse non tutti sanno che Pompei nel settembre 1943 fu bombardata. E fu bombardata a ripetizione, più volte. Oltre 100 ordigni caddero sulla città antica, e due di questi ordigni caddero proprio in questa casa, e si incunearono negli ambienti limitrofi, uno nel tablino, andando a sconvolgere ancora i resti di queste architetture. Ecco, la nostra sfida è proprio quella di portare i futuri visitatori a riscoprire queste tracce del passato e quindi a poter leggere tutti questi eventi disastrosi, i segni di questi eventi: le deformazioni murarie, le lesioni lasciate da tutte queste successioni di eventi devastanti. È una sfida ed è una sfida di questo cantiere”.

Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei: permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca

La prospettiva verso il golfo di Napoli dell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei, che, in poco più di un anno, permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca, affacciate sul golfo di Napoli e finora non accessibili perché utilizzate come sede dei laboratori di restauro del Parco. L’intervento, che prevede il montaggio di una gru da 65 metri, consentirà di restituire alla fruizione del Visitatori dei complessi abitativi unici per eleganza e per raffinatezza, estesi per quasi 6mila metri quadrati, e dove il legame tra Pompei e il territorio circostante, tra Pompei e il “suo” mare, prende forma e significato. I lavori sono  finanziati dai fondi Cipe del piano stralcio “Cultura e Turismo” Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), oltre che con fondi propri del parco archeologico di Pompei, e si concluderanno tra un anno, quando si riapriranno al pubblico non solo gli spazi pubblici e domestici dei palazzi, ma anche i loro giardini e gli spazi verdi interni dove riscoprire, oggi, quel complesso legame tra cultura e natura che caratterizzava la vita degli antichi pompeiani.​

Particolare di una parete affrescata della Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis è situato ai margini della città antica, nella Regione VI e non distante dal Foro. Quattro terrazze panoramiche, digradanti scenograficamente verso il mare, offrono al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore dove il paesaggio costituisce uno degli elementi predominanti della stessa composizione architettonica. Affreschi, mosaici, arredi sono gli elementi ancora oggi presenti che costruiscono uno spazio dove si sperimenta il piacere del vivere e il lusso quotidiano; spazi immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture dai colti riferimenti letterari o che ritraggono lussureggianti giardini aperti sulla vallata dove il fiume incontra il mare; mosaici pavimentali con marmi colorati provenienti da diverse regioni dell’impero arredavano gli ambienti, mentre spettacolari giochi d’acqua arricchivano le sale da pranzo all’aperto.