Marina di Ognina (Sr). Nuove informazioni dal Relitto delle Olle: individuato l’orientamento dell’imbarcazione tardo-antica e del suo carico dalla missione della Soprintendenza del Mare. Prossimi obiettivi: delimitare il carico per stimare le dimensioni reali del relitto

Rilievi del sito del Relitto delle Olle nei fondali di Marina di Ognina nel Siracusano (foto regione siciliana)
Nuove informazioni dal Relitto delle Olle, dalla tipologia di alcune ceramiche trovate a bordo, scoperto nel 2019 sui fondali di Marina di Ognina, nel Siracusano, grazie alla missione scientifica di studio – coordinata dalla soprintendenza del Mare – sul sito il relitto di epoca tardo antica che ha individuato l’orientamento dell’imbarcazione e del suo carico ipotizzando le sue dimensioni di massima. Attraverso una documentazione tridimensionale del sito e una successiva prima fase di pulizia dei sedimenti, è stato possibile mettere in luce una grande quantità di materiale e di informazioni. Con ogni probabilità, si tratta di una nave oneraria di medie dimensioni la cui lunghezza doveva aggirarsi tra i 15 e i 18 metri, per una larghezza compresa tra i 5 e i 6 metri. Nel corso delle ultime immersioni, inoltre, sono stati recuperati un secondo vaso monoansato acromo con funzione di bollitore e una olla acroma biansata con coperchio.

Olla acroma biansata con coperchio recuperata dal carico del Relitto delle Olle (foto regione siciliana)
Il coordinamento e la direzione scientifica delle immersioni sono state curate dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana; i subacquei del Capo Murro diving center di Siracusa hanno assicurato l’assistenza e i mezzi nautici con il supporto dei sommozzatori altofondalisti dell’organizzazione Global Underwater Explorers (Gue), la documentazione fotogrammetrica è stata realizzata da Luca Palezza, Eduardo Salaj e Alessio Calantropio con l’assistenza di Andrea D’Ambrosi; Linda Pasolli ha assicurato il suo contributo alle osservazioni biologiche, mentre Cristiano Rosa ha realizzato anche la progettazione e realizzazione delle attrezzature operative. Le operazioni subacquee sono state organizzate e coordinate da Fabio Portella. L’assistenza in superficie è stata assicurata da Ninny Di Grazia.

Vaso monoansato acromo con funzione di bollitore recuperato dal carico del Relitto delle Olle (foto regione siciliana)
“Il Relitto delle Olle si presenta come un sito di straordinario potenziale, ancora ricco di informazioni non immediatamente percepibili”, spiegano alla soprintendenza. “Il carico, estremamente omogeneo, è fortunatamente giunto fino ai giorni nostri in condizioni ottimali, non avendo subito significative alterazioni, né danni dovuti al passaggio di reti a strascico o interventi clandestini. I prossimi obiettivi della ricerca saranno indirizzati verso una completa delimitazione del carico, al fine di stimare in maniera più precisa le dimensioni originarie dell’imbarcazione. Le pochissime tracce lignee individuate fino a questo momento lasciano ipotizzare che al di sotto del carico possa essersi conservata parte della struttura dello scafo”.

Rilievi del sito del Relitto delle Olle nei fondali di Marina di Ognina nel Siracusano (foto regione siciliana)
La storia. Le prime tracce del relitto furono individuate 6 anni fa a circa un miglio dalla costa siracusana, alla profondità di 70 metri, dall’ispettore onorario per il patrimonio culturale sommerso Fabio Portella, insieme a Stefano Gualtieri, nel corso di un’immersione subacquea per la mappatura dei cavi telegrafici della Pirelli posati alla fine dell’800. Nel 2021 fu individuato il vero e proprio nucleo del sito, databile in via preliminare tra il V e il VI secolo d.C., e costituito da una grande quantità di contenitori ceramici, articolati in quattro moduli di differenti grandezze e da coperchi appartenenti a tre varianti morfologiche. Dopo la segnalazione alla Soprintendenza del Mare, fu autorizzato da quest’ultima il recupero di alcuni reperti ritenuti utili per la caratterizzazione dei materiali: due olle, tre coperchi e un bollitore monoansato.
Riserva naturale dell’isola di Vendicari (Sr). Scoperta una quarantina di anfore romane a 70 metri di profondità nella posizione dello stivaggio originale. Scarpinato: “Nuove informazioni sulle antiche rotte commerciali e sui traffici di merci preziose nel Mediterraneo”

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
Una quarantina di anfore antiche risalenti a un’epoca che va dal I secolo a.C. al I secolo d.C., allineate nella posizione di stivaggio originale, sono state ritrovate nel tratto di mare della Riserva naturale di Vendicari, in provincia di Siracusa, grazie a un rilievo fotogrammetrico tridimensionale realizzato dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con il Capo Murro Diving Center di Siracusa.

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
Il ritrovamento è avvenuto a circa 3 miglia dalla costa, a una profondità di 70 metri. Le anfore, di tipo “Richborough 527”, una tipologia di contenitore ceramico rinvenuta sia nell’Inghilterra meridionale che nelle Isole Eolie, fanno parte di un importante relitto di una nave da trasporto, individuato nel gennaio del 2022 grazie alla segnalazione di due pescatori di Avola, che non era stato mai indagato nella sua profondità.

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
“Si tratta di anfore piuttosto rare”, ha detto l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, “il cui ritrovamento rappresenta un’opportunità unica per approfondire lo studio sia del carico che del relitto. Questa scoperta ci permetterà di acquisire nuove informazioni sulle antiche rotte commerciali e sui traffici di merci preziose nel Mediterraneo”.

Nei fondali dell’isola di Vendicari (Sr) scoperta una quarantina di anfore romane (foto regione siciliana)
I prossimi studi verificheranno, infatti, se le anfore siano della stessa tipologia di quelle ritrovate negli anni ’90 a Lipari, legate al commercio di allume, un minerale la cui estrazione è documentata nell’antichità. Se questa ipotesi venisse confermata, il ritrovamento arricchirebbe le conoscenze sulle antiche tratte dei commerci nel bacino del Mare Nostrum.
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