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Vicino a Persepoli emerge un tempio achemenide con influssi babilonesi

Rilievi achemenidi a Persepoli in Iran

Rilievi achemenidi a Persepoli in Iran

Scoperto da una missione irano-italiana vicino a Persepoli un tempio costruito all’inizio del regno achemenide, sotto Ciro il Grande, con chiari influssi babilonesi. Che fosse achemenide il “grande edificio” che stava emergendo da uno degli innumerevoli sondaggi alla ricerca del nucleo abitato collegato, attivati nel comprensorio di Persepoli, l’imponente città-palazzo capitale degli Achemenidi nel cuore della regione di Fars (da cui il toponimo Persia) nel sud dell’Iran, lo aveva già intuito due anni fa Pierfrancesco Callieri dell’Università di Bologna, condirettore della missione irano-italiana impegnata a Persepoli, e ne aveva parlato a Rovereto alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico.

Ciro il Grande

Ciro il Grande

Ora la conferma viene dal condirettore iraniano Alireza Asgari Chaverdi che fa il punto sull’andamento dello scavo, come riporta il quotidiano iraniano Teheran Times. “Si presume siano i resti un tempio dell’inizio dell’era achemenide”, spiega Chaverdi, “le rovine di un «enorme edificio» costruito sotto il regno di Ciro il Grande e venuto alla luce negli scavi condotti da una missione irano-italiana nei pressi di Persepoli”.

Ma in questi due anni il prosieguo dello scavo ha anche rivelato altri aspetti molto intriganti. Nella costruzione dell’edificio sono stati usati “migliaia di mattoni invetriati”, precisa il direttore della squadra di archeologi iraniani. La costruzione copre un’area di almeno 33×33 metri. Ma la vera curiosità, puntualizza Chaverdi, è che “i mattoni recano bassorilievi raffiguranti animali mitici della Persia e della Mesopotamia, la maggior parte dei quali sono simili a quelli usati sulla Porta di Ishtar (l’ottava della città interna) di Babilonia”.

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon museum di Berlino)

La porta di Ishtar a Babilonia (oggi al Pergamon di Berlino)

“Un’iscrizione cuneiforme accadico-babilonese”, disegni e tecniche usate per decorare i mattoni, il “diffuso utilizzo del catrame nella costruzione dell’edificio”, i colori e i “motivi” decorativi “dimostrano che la struttura fu costruita durante il regno di Ciro il Grande”, afferma l’archeologo iraniano nel servizio del Teheran Times. A ulteriore riprova di questa ipotesi è il ritrovamento, con “vari disegni di loto”, di un “Mushussu, un dragone-serpente che simboleggia Marduk (una delle principali divinità babilonesi)”. Nel 539 a.C., dopo la conquista di Babilonia, ricorda l’archeologo iraniano, Ciro portò nel Fars gruppi di sacerdoti e artigiani babilonesi cui “consentì loro di costruire una struttura nella regione dove era collocata la fonte ideologica degli Achemenidi”: Persepoli. “La scoperta”, conclude Chaverdi, “solleva ora nuove questioni sul panorama religioso nella società achemenide: ossia se la comunità di prelati babilonesi fosse tollerata o meno durante il regno di Dario I, salito al trono nel 521 innescando molti cambiamenti religiosi.

Gerusalemme, scoperta ciotola con iscrizione

Il frammento di ciotola del VII sec. a.C.

Il frammento di ciotola del VII sec. a.C.

Citato un personaggio di 2700 anni fa

Quando quella semplice ciotola in argilla fu realizzata dal maestro vasaio a Gerusalemme il Tempio di re Salomone o Primo Tempio non era ancora stato distrutto per mano di Nabucodonosor II: sarebbe successo almeno un secolo dopo, nel 586 a.C. Ne sono convinti gli archeologi Joe Uziel e Nahshon Zanton della Israel Antiquities Authority nell’area della sorgente Gihon, che ha condotto scavi archeologici, all’interno del Parco Nazionale delle Mura che circonda la vecchia Gerusalemme, portando alla luce uno strato di preziosi reperti che comprendono migliaia di frammenti di vasellame, lampade d’argilla e figurine, tra cui una ciotola in creta con un’iscrizione in ebraico antico, di almeno 2700 anni fa, parzialmente conservata. Ne dà notizia il sito Israele.net.

È proprio l’iscrizione  che ci permette di datare il prezioso reperto: vi si legge infatti il nome di un personaggio del VII secolo a.C. simile ad altri nomi noti dalle testimonianze bibliche ed archeologiche, offrendo un raro collegamento con la popolazione che viveva a Gerusalemme alla fine del periodo del Primo Tempio. Il nome più simile a quello dell’iscrizione è Zaccaria, figlio di Benaiah, padre del profeta Jahaziel. Il nome Zaccaria figlio di Benaiah appare nel libro biblico delle Cronache dove si dice che Jahaziel, figlio di Zaccaria, figlio di Benaiah, un levita dei figli di Asaf, profetizzava davanti al re Giosafat prima che la nazione entrasse in guerra con gli antichi regni di Ammon e Moab.

Le lettere inscritte sul frammento risalgono probabilmente ai secoli VIII-VII a.C., il che situerebbe la produzione della ciotola in un periodo tra il regno di Ezechia e la distruzione di Gerusalemme sotto il re Zedechia. Gli archeologi hanno spiegato inoltre che l’iscrizione era stata incisa sulla ciotola prima della
cottura, il che indica che l’iscrizione adornava il bordo della ciotola per intero, e che non è stata scritta su un frammento dopo la rottura della ciotola. Benché lo scopo dell’iscrizione sulla ciotola non sia chiaro, gli archeologi hanno ipotizzato che la ciotola possa aver contenuto un’offerta probabilmente fatta dall’individuo il cui nome è inciso, oppure a lui donata.