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Iraq. A un mese dallo sfregio arriva il video degli jihadisti dell’Is. Con kalashnikov e picconi contro Hatra, la città seleucide e partica patrimonio dell’Unesco. L’archeologo Morandi Bonacossi: una pugnalata al cuore

I miliziani dello Stato islamico infieriscono sulle sculture della città ellenistico-partica di Hatra, patrimonio dell'Unesco

I miliziani dello Stato islamico infieriscono sulle sculture della città ellenistico-partica di Hatra, patrimonio dell’Unesco

Era il 7 marzo quando i miliziani dello Stato islamico avevano annunciato la distruzione della città ellenistico-partica di Hatra, a sud di Mosul, nell’Iraq settentrionale, patrimonio dell’Unesco (vedi il post di archeologiavocidalpassato https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/?s=hatra). Ma l’Is, diversamente dallo sfregio del museo archeologico di Mosul e del sito assiro di Nimrud, non aveva fornito una documentazione video. E quindi, a cominciare dagli archeologici che meglio conoscono la Mesopotamia, si era sperato che fosse solo propaganda, per sfruttare l’onda emotivo sollevata nei giorni precedenti. Purtroppo non era solo propaganda. L’Occidente si è dovuto ricredere davanti al video diffuso sui siti jihadisti dall’Is per documentare la distruzione del sito archeologico di Hatra: miliziani che colpiscono statue con picconi, altri che sparano con kalashnikov contro manufatti del II-III secolo a.C.

L'area archeologica di Hatra, che si trova a 110 chilometri a sud-ovest di Mosul, in Iraq

L’area archeologica di Hatra, che si trova a 110 chilometri a sud-ovest di Mosul, in Iraq

Hatra, che si trova a 110 chilometri a sud ovest di Mosul, è stata fondata dalla dinastia seleucide che fiorì nel II-III secolo a.C. come centro culturale ed economico dell’impero partico. Successivamente, grazie alle alte mura rinforzate da ben 160 torri, resistette a numerose invasioni tra le quali quelle romane nel 116 e nel 198 d.C. Tra i resti della città che sono sopravvissuti fino all’avvento dello Stato Islamico c’erano templi costruiti con tecnica romana che ne attestavano la grandezza della civiltà. Ce ne erano anche altri con schema architettonico di tradizione mesopotamica, babilonese e assira.

A colpi di piccone e kalashnikov contro i rilievi di Hatra, che fiorì tra il III e il II secolo a.C.

A colpi di piccone e kalashnikov contro i rilievi di Hatra, che fiorì tra il III e il II secolo a.C.

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

“Questo video è una nuova pugnalata al cuore”, confessa Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente antico all’Università di Udine e capo della missione italiana impegnata nello scavo Terra di Ninive in Mesopotamia. “Anche perché, dopo le notizie della distruzione dell’inizio di marzo, erano circolate notizia attendibili su immagini satellitari che documentavano una distruzione non massiccia almeno dei templi. Così ci eravamo un po’ illusi. Evidentemente non hanno abbattuto i templi ma hanno distrutto largamente quello che c’era dentro, comprese delle statue incorporate nell’architettura. Purtroppo il doppio e ipocrita binario adottato da questa forma di fondamentalismo islamico prevede da un lato la distruzione degli edifici considerati luoghi di culto che onorano divinità diverse da Allah o semplicemente risalenti a epoche pre-islamiche e dall’altro il saccheggio e poi il commercio, finalizzato all’autofinanziamento, di tutto ciò che è più commerciabile, più trasportabile e meno facilmente identificabile come pezzo unico. D’altronde è largamente documentata un attività di saccheggio sistematica, soprattutto in Siria, per trafugare pezzi che poi, attraverso la Turchia e il Libano arrivano in Occidente nelle case dei collezionisti o nei caveau delle banche attraverso compiacenti antiquari che li dotano di documentazioni false, accreditandone per esempio l’appartenenza da anni a collezioni private”. La conclusione è amara: “Per chi come noi spende una vita a cercare di tutelare e divulgare la bellezza e l’importanza di questo patrimonio vedere devastare certe meraviglie in questo modo è davvero drammatico. Pensavamo di avere già visto il peggio dopo la distruzione nel 2001 dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan da parte dei Talebani. E invece no. Ci aspettava anche questo. Speriamo che questo follia finisca presto e che molto sia recuperabile”.

La furia dell’Is sulle antiche città dell’Iraq: dopo Mosul (Ninive) e Nimrud, bulldozer sulla persiana Hatra e l’assira Khorsabad: la denuncia non confermata da immagini

Secondo la tv curda i jihadisti avrebbero fatto scempio della città di Hatra, fondata dai Seleucidi nel III sec. a.C.

Secondo la tv curda i jihadisti avrebbero fatto scempio della città di Hatra, fondata dai Seleucidi nel III sec. a.C. e poi parte dell’impero dei Parti

Hatra è (era?) famosa per la ricca decorazione dei suoi monumenti

Hatra è (era?) famosa per la ricca decorazione dei suoi monumenti

Lo aveva detto, lo aveva soprattutto temuto: “Hatra sarà sicuramente la prossima”. Abdulamir Hamdani, archeologo iracheno dalla Stony Brook University, purtroppo aveva visto giusto. La distruzione dei tesori archeologici dell’Iraq continua. Dopo Nimrud e Mosul (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/?s=nimrud), i bulldozer dell’Isis si sono impietosamente abbattuti sul suggestivo sito archeologico di Hatra (antica città a 100 chilometri a Sud di Mosul), importante centro culturale ed economico dell’impero persiano. E fonti curde denunciano anche la distruzione dell’altra capitale assira, Khorsabad. Tra i resti della città di Hatra sopravvissuti fino all’avvento di questo barbaro e crudele califfato, maestosi templi costruiti con tecnica romana e altri con schema architettonico di tradizione mesopotamica, babilonese e assira. A differenza della distruzione delle statue del museo di Mosul, al momento non sono giunte immagini di questo ennesimo scempio del passato ma, da fonti certe, pare che gli jihadisti, prima di cominciare a picconare i resti di Hatra, abbiano asportato le monete d’oro e d’argento custodite nel museo locale. Lo ha denunciato la tv curda Rudaw, citando un portavoce del Partito democratico curdo, Saeed Mumuzini. “Gli jihadisti hanno rubato le monete d’oro e d’argento usate dai re assiri che erano custodite nella città”, ha riferito Mamuzini. I miliziani avrebbero usato le ruspe per abbattere le vestigia dell’antica città – sorta oltre 2mila anni fa – che fu anche un importante baluardo dei Parti, il popolo nomade di origine persiana che combatté contro i romani. La notizia è stata confermata dal ministro del turismo.

Una scena del film "L'esorcista" girato nel 1973 a Hatra in Iraq

Una scena del film “L’esorcista” girato nel 1973 a Hatra in Iraq

Le imponenti vestigia della città di Hatra in Iraq

Le imponenti vestigia della città di Hatra

Hatra venne fondata dalla dinastia dei Seleucidi nel III sec. a.C. Fiorì durante il I e II secolo a.C. come centro commerciale e religioso dell’impero dei Parti. In seguito la città divenne capitale del primo regno arabo nella catena di città che andavano da Hatra, a nord-est, attraverso Palmira, Baalbeck e Petra, a sud-ovest. La regione controllata da Hatra fu il regno di Araba, un regno semi-autonomo ai confini occidentali dell’impero partico, governato da principi arabi. Hatra guadagnò fama per la sua fusione di pantheon greci, sumeri, assiri, siriani ed arabi, noti in aramaico come Beiṯ Ĕlāhā (“Casa di Dio”). La città conserva (o conservava?) templi dedicati a Nergal (mitologia sumera e accadica), Ermes (mitologia greca), Atargatis (siro-arameo), Allat e Shamiyyah (arabo) e Samas (il dio sole sumero). Il fascino e il buono stato di conservazione della città antica di Hatra fu scelta nel 1973 come location per le prime scene del film “L’esorcista” che, nella sceneggiatura, prevedeva l’ambientazione a Ninive.

La statua di Gilgamesh e un lamassu da Khorsabad, oggi conservati al museo del Louvre di Parigi

La statua di Gilgamesh e un lamassu da Khorsabad, oggi conservati al museo del Louvre di Parigi

Ma lo scempio non conosce sosta. Non si sono ancora spenti gli echi dello sdegno internazionale, che già la lista degli sfregi dell’Isis deve essere già aggiornato. “Dopo Nimrud e Hatra, gli uomini dell’Isis hanno distrutto e saccheggiato l’antica città assira di Dur Sarrukin, l’odierna Khorsabad, fondata nel 717 a.C.”. A lanciare l’allarme è stato il ministro delle Antichità e del Turismo iracheno Adel Shirshab precisando che le autorità stanno verificando le notizie che provengono dal nord del Paese, in base alle quali i miliziani avrebbero già distrutto diverse statue e danneggiato seriamente la città che fu fondata dal re Sargon II. “Il mondo deve fermare le atrocità che i miliziani stanno compiendo altrimenti i gruppi terroristi andranno avanti”, ha allertato Shirshab. Si tratterebbe del terzo sito archeologico distrutto. Ban Ki-moon, il segretario generale dell’Onu, è indignato per la distruzione del patrimonio culturale e fa un appello alla comunità per agire immediatamente e fermare gli atti vandalici dei terroristi islamici.

Una ricostruzione del monumentale palazzo di Sargon II a Khorsabad

Una ricostruzione del monumentale palazzo di Sargon II a Khorsabad

Khorsabad (il cui nome significa “Fortezza di Sargon”) fu edificata in sette anni, ma mai completata. Dopo la morte del suo ideatore, nel 705, ad appena un anno di distanza dall’inaugurazione, la città venne abbandonata dal suo successore Sennacherib, che portò la capitale di nuovo a Ninive. Tuttavia nella sua incompletezza Khorsabad mostra chiaramente le concezioni urbanistiche dei suoi costruttori: regolarità, simmetria e viabilità. La città presenta infatti una pianta quadrata. Tre delle sette porte dello spesso muro di cinta, presentano una decorazione monumentale, mentre le altre sono più semplici. L’edificio più prestigioso era il palazzo del re Sargon II, di più di 200 stanze ordinate intorno a numerose corti interne. Al suo interno si accedeva per una monumentale porta ai cui stipiti erano scolpiti due giganteschi lamassu, mostri alati in forma di toro con testa umana, cioè androcefali. Il palazzo era suddiviso in tre zone principali: l’area templare, il quartiere amministrativo e di immagazzinamento e l’area palatina. Al suo interno erano presenti numerose sculture e rilievi che correvano lungo le pareti.

Baghdad riapre il museo archeologico mentre a Mosul si contano i danni: condanna unanime dello sfregio dell’Isis ai reperti partici da Hatra e assiri da Ninive. Molte erano copie

I miliziani dell'Isis si accaniscono contro i tesori del museo di Mosul in Iraq

I miliziani dell’Isis si accaniscono contro i tesori preislamici del museo di Mosul in Iraq

Baghdad rivive mentre Mosul muore. Le autorità irachene hanno ufficialmente riaperto al 1° marzo il museo nazionale di Baghdad, in Iraq. Era chiuso da dodici anni e il suo patrimonio era stato danneggiato dai saccheggi causati dalla guerra del 2003. Si stima che solo un terzo dei circa quindicimila reperti trafugati siano stati recuperati negli anni successivi. Una buona notizia certamente, una risposta chiara e decisa delle autorità irachene a quanto successo a Mosul, con la distruzione da parte dell’Isis delle testimonianze delle civiltà preislamiche, dall’assira alla partica. “Quell’evento – sottolineano – ha ricordato brutalmente alla comunità internazionale i rischi del patrimonio artistico nelle zone mediorientali ancora devastate dalla guerra”. E il presidente del Parlamento iracheno, Salim al Jubury: “Queste forze delle tenebre provano ad essere nemici del presente, del futuro e del passato dell’Iraq”. Mentre il vice presidente della Repubblica, Osama al Nujaify, non ha dubbi: “Ora il popolo attende il segnale per liberare Mosul dagli invasori che l’hanno inquinata. Quanto avvenuto a Mosul va oltre la capacità di descrivere la barbarie e l’orrore”.

I proclami degli jihadisti a giustificazione dello scempio fatto a Mosul hanno fatto il giro del mondo

I proclami degli jihadisti a giustificazione dello scempio fatto a Mosul hanno fatto il giro del mondo

2001: i talebani fanno saltare con l'esplosivo i budda di Bamiyan

2001: i talebani fanno saltare i budda di Bamiyan

Orrore e sgomento. Sono immagini di una violenza insensata e scioccante, quelle che hanno fatto il giro del mondo. Cinque minuti di video diffusi dall’Isis in cui miliziani jihadisti, uomini barbuti e donne in chador nero, si sono accaniti contro “i simboli pagani, idoli venerati invece di Allah da gente che viveva nei secoli passati”, abbattendo e dandosi metodicamente alla distruzione di statue e bassorilievi conservati nel museo di Mosul, dove sono custoditi i reperti di Ninive, l’antica capitale dell’impero assiro. E questo è solo l’ultimo episodio – ma forse il più grave – di una campagna contro le vestigia del passato in nome di una presunta purezza islamica portata avanti dai miliziani del Califfato su imitazione dei Taleban che nel 2001 fecero saltare in aria le gigantesche statue del Buddha a Bamiyan, in Afghanistan, tra lo sconcerto della comunità internazionale. Dopo avere conquistato Mosul e la circostante piana di Ninive con una fulminea offensiva nel giugno dello scorso anno, l’Isis ha bruciato migliaia di libri sottratti alle biblioteche, improvvisando roghi nelle piazze, ha danneggiato una parte della cinta muraria di Ninive, ha distrutto con l’esplosivo moschee e chiese meta di pellegrinaggi considerati eretici. Le statue vengono abbattute con rabbia dai loro piedistalli, per essere poi decapitate e distrutte a colpi di mazza o con l’uso di martelli pneumatici.

L'abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

L’abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

Francesco Rutelli promuove la campagna internazionale per la salvaguardia del patrimonio a rischio

Francesco Rutelli promuove la campagna internazionale per la salvaguardia del patrimonio a rischio

Immediata e generale l’indignazione della comunità internazionale, non solo del mondo accademico. L’Unesco ha condannato con forza la distruzione a picconate di statue e altri manufatti del museo di Mosul da parte dell’Isis e chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza (Cds) per la protezione delle tradizioni culturali dell’Iraq come «elemento essenziale» per la sicurezza del Paese. «È stato un deliberato attacco alla storia e alla cultura millenaria dell’Iraq», ha detto la direttrice dell’agenzia Onu Irina Bokova secondo cui questo ultimo atto di vandalismo «è molto più di una tragedia per la cultura, è un problema di sicurezza dal momento che alimenta violenza settaria, estremismo e conflitti». La Bokova ha detto di aver investito il Consiglio di Sicurezza invocando la risoluzione 2199 sui finanziamenti illeciti all’Isis approvata di recente dai Quindici. Sono infatti numerose le denunce secondo le quali i jihadisti si sono impadroniti di antichi reperti o hanno addirittura effettuato scavi clandestini per rivendere sul mercato nero tutto ciò che trovavano come una delle principali fonti di finanziamento per la ‘guerra santa’, accanto al petrolio. “Occorre una ‘Coalizione di Civiltà’ contro l’ISIS, che unisca, con l’Occidente e i Paesi emergenti, le nazioni arabe ed islamiche”, interviene Francesco Rutelli, che da quasi due anni sta promuovendo una Campagna Internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale a rischio. “Stiamo denunciando un aspetto cruciale della deriva islamista-fondamentalista: la deliberata distruzione del Patrimonio Culturale come strumento di potere politico-ideologico-religioso-terroristico. Questa nostra azione è stata dapprima ignorata – a partire dall’Unione Europea, dove la signora Ashton non ha voluto fare assolutamente nulla – in ragione di una malintesa contrapposizione al dittatore siriano Assad. Un immobilismo demenziale, incapace di cogliere la gravità della minaccia e delle distruzioni in Siria, quindi tragicamente dilagate in Iraq. Con la nostra Campagna per la Salvezza del Patrimonio minacciato – grazie all’impegno di prestigiosi studiosi guidati da Paolo Matthiae (che recentemente ha rilanciato l’appello da Tourisma, il salone internazionale dell’archeologia. Vedi: https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/02/21/paolo-matthiae-lo-scopritore-di-ebla-premiato-a-tourisma-da-dove-lancia-un-grido-di-dolore-per-la-siria-e-poi-ammonisce-larcheologia-del-vicino-oriente-e-finita-in-futuro-non-sa/) – abbiamo denunciato tre crisi gravissime: la distruzione del Patrimonio dell’umanità in teatri di battaglia, gli scavi illegali e traffico illecito di Patrimonio archeologico, sia per finanziare la sussistenza, sia l’armamento dei gruppi islamisti e, infine, il ritorno dell’iconoclastia, ovvero la distruzione deliberata da parte dell’ISIS delle tracce delle culture additate come diverse, o perverse (riesumando il modello nazista hitleriano)”. E conclude amaro: “Chi uccide la Memoria unica ed irripetibile dell’Umanità, non compie opera meno grave dell’uccisione, dello stupro, del rapimento, della conduzione in schiavitù degli esseri umani. Forse, la diffusione deliberata di queste immagini di Mosul da parte dell’ISIS, con la sua sprezzante immonda arroganza, farà risvegliare qualche anima bella che negli ultimi anni ha preferito far finta di non sapere e non vedere, per non dover agire”.

Le mura ricostruite di Ninive sarebbero state danneggiate dall'Isis

Le mura ricostruite di Ninive sarebbero state danneggiate dall’Isis

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini affiderà a una commissione la risposta definitiva

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini

Condanna unanime. Se il presidente francese, Francois Hollande, a margine della sua visita nelle Filippine, definisce lo sfregio al museo di Mosul “un atto di barbarie”, il ministro delle antichità della Repubblica d’Egitto, Mamdouh El Damati, a Rovereto per la firma di una convenzione con il Museo civico della città trentina sulla catalogazione fotografica dei siti del Medio Egitto, “atti intollerabili di vandalismo”. Investito dall’Unesco che ne ha chiesto una riunione urgente, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato “con forza” i “barbarici atti di terrorismo” attribuiti all’Isis che includono rapimenti, uccisioni e la “deliberata distruzione di insostituibili manufatti religiosi e culturali del Museo di Mosul” e il rogo di migliaia di libri e manoscritti rari dalla biblioteca di quella città. Thomas Campbell, il direttore del Metropolitan Museum che nelle sue raccolte ospita una importante collezione di arte mesopotamica: “A nome del Metropolitan, un museo che nelle sue raccolte protegge e mostra con orgoglio opere d’arte della Mesopotamia antica e islamica, condanniamo con forza questo atto di catastrofica distruzione inferta a uno dei più importanti musei del mondo, l’attacco insensato non colpisce tragicamente solo Mosul ma il nostro impegno universale a usare l’arte per unire i popoli e promuovere la comprensione umana”. E il ministro italiano ai Beni culturali, Dario Franceschini: “Dopo la violenza atroce sulle persone, ora la follia cieca e distruttrice dell’Isis sulle statue assire a Mosul, patrimonio di tutta l’umanità”.

Secondo gli esperti molte delle opere distrutte a Mosul erano copie: gli originali sarebbero a Baghdad

Secondo gli esperti molte delle opere distrutte a Mosul erano copie: gli originali sarebbero a Baghdad

Ma cosa è andato veramente distrutto a Mosul? Il museo di Mosul è/era uno dei principali del paese, dopo quello di Baghdad, e uno dei più importanti del Medio Oriente. Era articolato in quattro sezioni, dedicate all’arte islamica, preistorica, assira e partica. Nel 2003, nelle prime fasi della guerra in Iraq, molti reperti vennero rubati o danneggiati. Quello stesso anno il personale del museo trasportò 1500 reperti al museo di Baghdad. Ci sono poche informazioni su che cosa sia stato del museo tra il 2009 e oggi, dice l’Arca, associazione con attività in Italia e negli Stati Uniti che si occupa della tutela del patrimonio artistico. Proprio da Baghdad, fonti della commissione nazionale per il patrimonio culturale hanno detto che parte dei reperti del museo di Mosul distrutti nel video diffuso dall’Isis erano copie e che gli originali sono custoditi al Museo iracheno della capitale o all’estero. Altri pezzi erano invece originali, ma le autorità non precisano la loro quantità. Il filmato, diffuso dall’Isis, è “devastante” secondo Daniele Morandi Bonacossi, docente di archeologia all’università di Udine e direttore della missione archeologica “Terra di Ninive” nel nord Iraq. “I nostri riferimenti a Mosul sono stati costretti ad andare via. I loro dipartimenti sono stati chiusi. Senza lavoro e sotto minaccia sono ora lontani dalla città”, afferma Morandi Bonacossi con una lunga esperienza di scavi e ricerche in Siria e Iraq. “Ero a Dohuk (in Kurdistan iracheno) quando due settimane fa abbiamo appreso la notizia della distruzione di un tratto delle mura di Ninive. Ma nessuno può confermare questo fatto”.

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Ninive

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Ninive

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Sui danni inflitti dall’Isis al museo di Mosul e al sito di Ninive, il docente dell’ateneo friulano afferma che alcune delle statue distrutte sono copie in gesso di statue di epoca partica (secondo secolo a.C. – primo secolo d.C.), provenienti dal sito di Hatra, a circa 100 km a sud ovest di Mosul e scavato in passato da una missione dell’università di Torino. Altri pezzi erano invece originali, come conferma Morandi Bonacossi. “Ci sono molte statue originali di calcare, che rappresentano divinità e sovrani”.  Sul sito di Ninive, i jihadisti hanno distrutto con diabolica metodicità delle statue colossali che rappresentano tori androcefali di epoca assira. Nel filmato dell’Isis si vede in particolare la distruzione di due «lamassu» (così venivano chiamati in assiro) posti accanto a una delle 15 porte di Ninive, quella dedicata al dio Nergal. Sul valore commerciale di queste statue il docente italiano non può esprimersi: “Il loro valore è incalcolabile. Ma non sarebbe possibile per i jihadisti metterle sul mercato. Sono statue che pesano centinaia di tonnellate e c’è bisogno di uno sforzo logistico enorme per poterle rimuovere da dove si trovano. È più probabile – conclude Morandi Bonacossi – che l’Isis abbia venduto gli oggetti più piccoli e abbia invece distrutto le statue che non avrebbe potuto piazzare nel mercato nero”.

Le straordinarie vestigia di Hatra, la città partica nel nord dell'Iraq

Le straordinarie vestigia di Hatra, la città partica nel nord dell’Iraq

Nelle prime ricostruzioni giornalistiche si è parlato soprattutto dei reperti artistici che risalgono al periodo assiro-babilonese, ma nel video la maggioranza delle opere distrutte sembra provenire dal sito archeologico di Hatra, città-stato alleata dell’impero partico, e risalgono per lo più al II-III secolo dopo Cristo. L’impero dei Parti si sviluppò tra il III secolo avanti Cristo e il III secolo d.C. e si estendeva, al momento della sua massima espansione, nei territori degli odierni Iran, Iraq e sulle coste orientali della penisola arabica.

L’arte violata della Mesopotamia: grido di dolore lanciato dal prof. Brusasco dalla platea di TourismA 2017. Le immagini e le cronache delle distruzioni

Il prof. Paolo Brusasco al palacongressi di Firenze per TourismA 2017

Il prof. Paolo Brusasco al palacongressi di Firenze per TourismA 2017

i bulldozer dei miliziani dell'Isis si accaniscono contro le mura di Ninive

i bulldozer dei miliziani dell’Isis si accaniscono contro le mura di Ninive

Più che un drammatico resoconto è un grido di dolore quello che Paolo Brusasco, docente di Archeologia e Storia del Vicino Oriente Antico all’università di Genova, ha lanciato dal Palacongressi di Firenze per TourismA 2017, il salone internazionale dell’Archeologia, parlando de “L’arte violata della Mesopotamia: estinzione del patrimonio e orizzonti di rinascita”. Se osserviamo bene i danni provocati dall’Isis, ha esordito Brusasco, “si capisce subito che quello in atto è prima di tutto una guerra tra islamici: in questi mesi sono stati attaccati monumenti sufi, sciiti e anche sunniti, perché dedicati a personaggi e profeti islamici. Per i miliziani dell’Isis la distruzione delle moschee funerarie è un atto dovuto, anche se in verità nel Corano non si fa mai menzione di questo fatto. Basta leggere la sura XXII, 40:  “a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case, solo perché dicevano: “Allah è il nostro Signore”. Se Allah non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbero ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il Nome di Allah è spesso menzionato. Allah verrà in aiuto di coloro che sostengono [la Sua religione]. In verità, Allah è forte e possente”. Le distruzioni di Isis, quindi, sono in chiave politica, non religiosa”.

La ricostruzione di Ninive in una stampa antica dà un'idea della magnificenza della capitale assira

La ricostruzione di Ninive in una stampa antica dà un’idea della magnificenza della capitale assira

Il mausoleo dell'imam Yahya a Mosul prima della distruzione

Il mausoleo dell’imam Yahya a Mosul prima della distruzione

L’esempio più eclatante presentato da Brusasco è quello di Mosul, l’antica Ninive, una delle principali città dell’Iraq, che fino all’avvento di Isis era un simbolo vivente dell’integrazione multietnica. “Poteva vantare tre moschee del venerdì e 30 diverse chiese cristiane. Mosul fu luogo di pellegrinaggio tanto per i cristiani quanto per i musulmani, per i sepolcri di due santi uomini: il Nabī Yūnis, mausoleo del profeta Giona, sul sito di un convento cristiano, probabilmente ricostruito nel sec. X e poi ampliato e rimaneggiato, e il Nabī Girgīs, sepolcro del patrono di Mosul, S. Giorgio, da tutti venerato. Anche questo santuario con parti antiche, che rivelano la pianta di una chiesa. L’ambiente a cupola, posto innanzi al sepolcro stesso, è orientato verso la Mecca, in contrasto con una adiacente sala a pilastri. L’odierno fabbricato può risalire alla metà circa del sec. XII, ma ha aggiunte più tarde. “Uno dei simboli di Mosul era il mausoleo dell’Imām Yāḥyā (1240) con ricca decorazione a mattoni e zoccolo in alabastro arabescato: è stato distrutto per far posto a un cantiere, probabilmente per abitazioni civili.  Le cosiddette Terre di Ninive sono state liberate nel gennaio 2017: è stata fatta subito una ricognizione nei villaggi cristiani e si è trovata una grande distruzione. Ma c’è una speranza: le macerie sono rimaste in situ per cui qualcosa si potrà ricostruire”.

La collina del profeta Giona (tell Nabi Younis) con la moschea prima e dopo il passaggio dell'Isis

La collina del profeta Giona (tell Nabi Younis) con la moschea prima e dopo il passaggio dell’Isis

L’elenco delle distruzioni è lungo. A Qaraqosh non è rimasto molto di quello che era il punto di riferimento dei cristiani iracheni. Le case sono state sventrate e le chiese bruciate. Non c’è energia elettrica né acqua. È impossibile viverci. Qaraqosh, la città cristiana più importante dell’Iraq, contava più di sessantamila abitanti, ora è una città fantasma. È stata occupata per due anni dalle bandiere nere dell’Isis. Nominata capoluogo dello Stato islamico per la Piana di Ninive, è stata liberata a fine ottobre 2016. Tra i monasteri distrutti c’è quello di Bar Behman: sfregiati i rilievi, salvati 400 codici miniati del XII-XX sec. “I miliziani hanno divelto e rimosso le croci dalla facciata dell’edificio, hanno gettato a terra le campane gettate a terra, profanato le tombe, usato le celle dei monaci e i cortili interni come stanze di tortura, prigioni e centri di assembramento e smistamento”. E poi c’è lo sfregio della moschea del profeta Giona (tell Nabi Younis) distrutta insieme alla collina ricca di testimonianze assire. “Erano dentro alla sacra moschea del profeta Younis a pregare nella grande città irachena di Mosul”, raccontano le cronache. “Quando un gruppo di uomini armati ha costretto i fedeli a uscire, a disporsi a poche centinaia di metri dal luogo di culto e ad assistere alla distruzione della “casa” del profeta Giona. È accaduto giovedì 24 luglio 2014 e sono gli stessi cittadini a raccontarlo. Secondo i miliziani dell’isis, che controllano dal mese scorso Mosul, responsabili dell’esplosione, la moschea era ormai diventata in una meta di apostasia, non di preghiera”.

La monumentale porta di Nergal dell'antica Ninive, capitale neoassira di Sennacherib

La monumentale porta di Nergal dell’antica Ninive, capitale neoassira di Sennacherib

La pianta del sito archeologico dell'antica Ninive

La pianta del sito archeologico dell’antica Ninive

Ninive è stata liberata il 17 gennaio 2017. È la più nota delle capitali assire. Il sito su cui fu costruita la città fu abitato fin da epoca antichissima. La ricerca della città, motivata in buona misura dalle citazioni bibliche, fu tra le prime indagini archeologiche svolta sul campo in Mesopotamia. Visto che in tempi moderni, pur trovandosi vicino alla città di Mossul, vi sorgeva solo un modesto villaggio e che buona parte dei resti archeologici erano sepolti, la sua identificazione non fu immediata. Malgrado la quantità minima di resti archeologici visibili e la desolazione dell’area risultasse poco invitante e promettente, Kuyunjik fu scavato già agli inizi del decennio 1840-50 dal console francese Paul Èmile Botta, che aveva letto i resoconti precedenti. Proprio il 1842, con lo scavo della collina di Qalat Nunya, segna la nascita dell’archeologia assira. Bottà però abbandonò la zona nel 1843 a favore di Khorsabad, circa 20 km più a nord. Il ritrovamento del palazzo di Sargon II gli fece proclamare di avervi trovato la biblica Ninive. Gli scavi di Austen Henry Layard presso il tell, iniziati nel 1849, ebbero invece maggior successo, malgrado i mezzi economici inferiori. Botta e Layard (che in precedenza aveva operato a Nimrud,  la biblica Calah, da lui presa a sua volta per Ninive), erano buoni amici e si erano scambiati reciprocamente informazioni. La pervicacia di Layard permise di scoprire i resti della vera cittadella assira, che giacevano sepolti sotto oltre 6 metri di sedimenti abitativi di epoche successive. Vennero così alla luce i palazzi di Sennacherib e di Assurbanipal, ricchi di rilievi (ortostati) in gran parte asportati e finiti nei grandi musei europei.

 

La monumentale di Mashki che si apriva nelle mura dell'antica Ninive prima della distruzione

La monumentale di Mashki che si apriva nelle mura dell’antica Ninive prima della distruzione

Un ammasso di macerie è quanto rimane della monumentale porta di Mashki di Ninive, distrutta dall'Isis

Un ammasso di macerie è quanto rimane della monumentale porta di Mashki di Ninive, distrutta dall’Isis

Tra il 2015 e il 2016 sono state saccheggiate da parte dei miliziani dell’Isis l’acropoli e le fortificazioni dell’antica Ninive. Da immagini satellitari, è stata rilevata la presenza di tunnel di scavi clandestini. Spianata la suite del trono del palazzo di Sennacherib, un vero museo a cielo aperto, e distrutte a più riprese le grandi mura di Ninive in mattoni crudi. Era stato proprio il prof. Brusasco a lanciare l’allarme attraverso la pagina Fb di Archeologia Viva (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/04/22/iraq-i-miliziani-hanno-distrutto-le-porte-dellantica-ninive-lallarme-del-prof-brusasco-era-fondato-le-prime-immagini-della-devastazione-sulla-pagina-fb-di-archeologia-viva/): le mura si sviluppavano per 12 chilometri, erano alte dieci metri e contornate da merlature. Le grandi porte si ergevano per 25 metri di altezza. La porta di Nergel è stata distrutta nel gennaio 2015, e nel febbraio 2016 le altre due porte monumentali, quella di Mashki e quella di Adad. Il “bollettino di guerra” di Brusasco ha ammutolito la platea di TourismA: “C’è stato poi lo scempio del museo di Mosul con la devastazione della galleria di Hatra: distrutti 26 originali e 4 copie (diversamente da quanto assicurato nei giorni immediatamente successivi al saccheggio). Razziati anche i cataloghi cartacei. E poiché non ci sono quelli digitali, ora è molto difficile dire cosa c’era e non c’era. Per quanto riguarda la galleria assira, per la quale sto collaborando all’inventariazione, sono stati danneggiati 36 pezzi originali  e 2 copie”. Brusasco conclude con un invito e un appello: “Diamo voce agli iracheni, come lo sceicco Abdullah Saleh che ha detto: Nimrud è stato distrutto per distruggere l’Iraq di ieri, oggi e domani. Sono stati salvati i pozzi petroliferi, non la nostra storia. Perciò mi appello al Governo italiano perché mandi i nostri carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale a preservare Ninive liberata”.

Tourisma 2016. Al salone internazionale dell’archeologia di Firenze migliaia di presenze. Matthiae, Morandi Bonacossi e Peyronel su archeologia e ricerca italiana all’estero nei periodi di crisi e di guerra. Il Vicino Oriente in fiamme

L'auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

L’auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

L'archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall'Isis nel 2015

L’archeologo siriano Khaled Asaad, decapitato dall’Isis nel 2015

Una marea di appassionati e addetti ai lavori, di curiosi e aficionados: ecco Tourisma 2016, il salone internazionale dell’archeologia che ha animato il Palazzo dei Congressi di Firenze dal 19 al 21 febbraio 2016. Tra 10 e 12mila le persone che, si calcola, hanno partecipato alla kermesse promossa dalla rivista Archeologia Viva diretta da Piero Pruneti. E il colpo d’occhio dell’auditorium del centro congressi straboccante nella foto di Valerio Ricciardi ben rende l’atmosfera di calda partecipazione. Partecipazione vissuta comunque non solo in auditorium, sede privilegiata della kermesse, ma anche nelle altre sale messe a disposizione da Firenze Fiere per workshop, presentazioni, assemblee, incontri, come pure negli spazi comuni riservati agli stand espositivi e ai laboratori. Molti i temi toccati, ma uno in particolare ha percorso trasversalmente le tre giornate di lavori: il rapporto dell’archeologia e della ricerca italiana all’estero con le crisi internazionali e la guerra, insieme a un ricordo-omaggio a Khaled al-Asaad, l’archeologo siriano custode per anni del sito Unesco di Palmira decapitato nell’agosto 2015 dall’Isis, affidato a Paolo Matthiae, il decano degli archeologi italiani in Siria, e all’instant movie del regista veneziano Alberto Castellani “Khaled al-Asaad: quel giorno a Palmira”. Toccanti le parole dello scopritore di Ebla: “Khaled Asaad era un uomo giusto, onesto, liberale, ospitale, simpatico. Era un figlio di quella regione, un efficace ambasciatore dei tesori del suo Paese. Lui è stato giustiziato dall’Isis per tre motivi: perché non ha rivelato dove aveva nascosto i tesori portati in salvo da Palmira; perché era ritenuto un servo del regime di Assad; perché era custode di un luogo pagano. In realtà Khaled fu un eccellente servitore del suo Paese”.

La distruzione del tempio di Baal Shimin a Palmira, patrimonio dell'Unesco, da parte dei miliziani dell'Isis

La distruzione del tempio di Baal Shimin a Palmira, patrimonio dell’Unesco, da parte dei miliziani dell’Isis

L'archeologo Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla

L’archeologo Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla

Proprio a Matthiae, professore emerito di Archeologia e storia del Vicino Oriente antico alla Sapienza di Roma, è stato affidato il compito di fare il punto sulla situazione della Mesopotamia in fiamme. “Stiamo assistendo a un inaudito disastro del patrimonio culturale dell’Iraq e della Siria”, spiega, attraverso anche una cinica guerra di comunicazione parallelamente alla guerra vera e propria. “Si parla – è vero – di propaganda dell’Isis. Ma in questo contesto si dicono anche tante stupidaggini. Una delle più ricorrenti è quella che sostiene che l’Isis si finanzia attraverso la vendita delle antichità. Niente di più assurdo. Ci vorrebbero almeno 200 opere originali di Leonardo Da Vinci per finanziare le spese che sostiene l’Isis. E lo si può capire facilmente che le antichità non possono essere remunerative. Basta controllare le quotazioni del mercato antiquario alle aste e si vede che le valutazioni dei reperti archeologici non superano alcune migliaia di euro”. E aggiunge polemico: “Allora viene il sospetto che quando soprattutto negli Usa si fanno queste affermazioni è solo per non dire o non affrontare il vero problema: chi finanzia, chi c’è dietro l’Isis? Se noi lo svelassimo, la guerra sarebbe presto finita. In questo contesto Palmira è un esempio calzante che spiega la non volontà di intervento. Palmira – lo sappiamo – è un’oasi nel deserto, senza consistenti nuclei abitati nelle vicinanze. Quindi, considerando la potenzialità delle forze alleate in campo, difendere e salvaguardare Palmira sarebbe stato un gioco da ragazzi. Invece Palmira è stata lasciata sola, permettendo che poche centinaia di miliziani jiahdisti, si parla di 800, la occupassero facilmente. Con le conseguenze che poi conosciamo tutti. È ridicolo. Perché non si è fatto niente?”.

Il sito di Ebla in Siria: senza la manutenzione la città del III millennio si sta distruggendo

Il sito di Ebla in Siria: senza la manutenzione la città del III millennio si sta distruggendo

In Siria è dal 2010 che sono state interrotte le missioni archeologiche. Oggi le attività di ricerca archeologica sono possibili e continuano in quei territori che sono ancora sotto il controllo dello Stato siriano. Ovviamente lavorano solo gli archeologi siriani perché le missioni straniere sono bloccate. “A Ebla, ad esempio, nel 2010 si stava predisponendo – col pieno appoggio delle autorità governative – il piano per la realizzazione del Parco archeologico di Ebla, che prevedeva il coinvolgimento di cinque villaggi vicini per l’appoggio logistico e di servizio al previsto e auspicato flusso turistico. E a Idlib, la città capoluogo, era già stata realizzata la Casa della Cultura, che doveva fungere da centro logistico e informativo per i turisti, con annesso il rinnovato Museo archeologico di Idlib, che nelle intenzioni doveva diventare il museo di Ebla con reperti e ricostruzioni della grande città del III millennio a.C. La Casa della Cultura”, ricorda amaro Matthiae, “è stata distrutta dall’Isis, mentre il sito di Ebla abbandonato al degrado si sta distruggendo per mancanza di manutenzione. Infatti, senza la necessaria cura (noi la facevamo due volte l’anno) si è praticamente sfaldata. E non potrebbe essere altrimenti trattandosi di strutture in mattoni crudi”.

La storia cancellata con l'esplosivo: così è stata distrutta dall'Is la città assira di Nimrud in Iraq

La storia cancellata con l’esplosivo: così è stata distrutta dall’Is la città assira di Nimrud in Iraq

Daniele Morandi Bonacossi a Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Daniele Morandi Bonacossi a Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Purtroppo non c’è solo Ebla: l’archeologia oggi è ferita in Iraq e Siria, come ricorda Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia e Vicino Oriente antico all’università di Udine e direttore del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive, nel Kurdistan iracheno, ampia ricerca interdisciplinare condotta nell’ambito della Missione Archeologica Italiana in Assiria (MAIA). “L’Isis mostra di voler distruggere quanto offende la presenza del monoteismo coranico di matrice salafita e wahabita, perché l’Isis si richiama all’Islam delle origini. Di qui la distruzione di quanto non rientra in questi canoni: moschee, mausolei, chiese, statue antiche, siti archeologici. Di qui le distruzioni del museo di Mosul, dei siti di Nimrud e Hatra, fino a Palmira e alla decapitazione di Khaled Asaad”.

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Daniele Morandi Bonacossi (univ. di Udine) in Iraq con Gil J. Stein (Oriental Institute of Chicago)

Morandi Bonacossi mette in guardia da facili conclusioni. “La furia iconoclasta non è una prerogativa dell’Isis, e soprattutto non ha nulla a che fare con l’Islam”, assicura. “L’iconoclastia è uno strumento politico di potere di cui l’uomo si è sempre servito fin dalle origini, in ogni cultura e in ogni latitudine. Oggi in Isis c’è la volontà di distruggere quegli Stati creati a tavolino dagli inglesi alla caduta dell’impero ottomano. Ma il saccheggio dei siti archeologici in Iraq e Siria non è legato solo all’Isis. Se infatti il saccheggio promosso dagli uomini del Califfo hanno praticamente distrutto il sito della città carovaniera seleucide di Dura Europos e quello della città sumera di Mari, diversa è la responsabilità per la città greco-romana di Apamea che, pur essendo sotto il controllo delle forze governative, ha avuto la stessa tragica sorte”. Un saccheggio annunciato, purtroppo. “Noi archeologi orientalisti”, continua, “avevamo già previsto come sarebbe andata a finire: un grande saccheggio. Lo sapevamo perché lo avevamo visto in Iraq all’indomani della caduta di Saddam Hussein quando, essendo venuto meno il controllo del territorio da parte dell’autorità centrale, le aree archeologiche furono violentate e distrutte da un saccheggio sistematico. E nei saccheggi si porta via di tutto: dalle ceramiche alle sculture, dai rilievi alle monete. E questi “tombaroli” forti dell’esperienza maturata in Iraq, oggi sono assoldati dall’Isis per depredare il nord della Mesopotamia, e per tale “servizio” lo Stato Islamico ha previsto anche una tassa, il khums (il quinto), vale a dire che il 20% dei proventi deve essere versato all’Isis. Le antichità depredate finiscono per la maggior parte nei mercati antiquari degli Usa e dell’Europa. Proprio la quantità di oggetti che raggiungono il mercato antiquario occidentale sono una cartina di tornasole dell’entità del saccheggio in atto. E le cifre sono drammatiche: secondo l’Unesco, il traffico di materiale archeologico da scavi illegali o clandestini produrrebbe un volume di affari di 7 miliardi di euro”.

L'archeologo dello Iulm, Luca Peyronel, in Vicino Oriente

L’archeologo Luca Peyronel in Vicino Oriente

Che fare, allora, di fronte all’Isis? Lo indica Luca Peyronel, professore di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico alla Iulm di Milano, e direttore della missione archeologica italiana nella piana di Erbil in Kurdistan iracheno: “Bisogna continuare a fare ricerca, ovviamente in una situazione di relativa sicurezza, perché la nostra presenza ha un valore etico. E ciò vale anche per la Siria dove, se non è possibile andare fisicamente in missione, almeno si può continuare a studiare e a pubblicare quanto già scavato. E anche la recente creazione dei Caschi blu della Cultura (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/02/19/istituiti-i-caschi-blu-della-cultura-sotto-legida-dellunesco-la-prima-task-force-united4heritage-e-italiana-con-tecnici-specializzati-e-carabini/) va letto positivamente a livello internazionale, perché è una importante risposta politica al fondamentalismo”.

Iraq. L’impegno del governo all’Onu: “Obiettivo, recuperare 2700 reperti rubati dai jihadisti dai siti archeologici”

L'abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

L’abbattimento di una statua conservata nel museo di Mosul in Iraq

Le immagini dello sfregio, della distruzione, della cancellazione da parte dei miliziani dello Stato islamico di millenni di storia e di arte mesopotamica, da Mosul a Nimrud, da Khorsabad ad Hatra, fanno ancora male. Ma qualcosa si muove. Con un obiettivo ben preciso: recuperare i 2700 reperti artistici e archeologici rubati dai jihadisti dell’Is in Iraq. Lo ha annunciato l’ambasciatore iracheno presso le Nazioni Unite, Mohammed Alhakim, a commento della riunione a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell’Onu, cui hanno partecipato il segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock e il numero uno dell’Unesco Irina Bokova per discutere della lotta al contrabbando d’arte da parte dell’Is. “È la prima volta che si tiene un incontro a questo livello sulla cultura e il patrimonio. Siamo andati oltre le questioni tecniche e abbiamo discusso di come la distruzione del patrimonio sia un crimine di guerra e di come il Consiglio di sicurezza Onu possa affrontare la questione”, ha detto Alhakim. I miliziani dello Stato Islamico (Is) hanno saccheggiato le zone archeologiche e museali di Nimrud, Khorsabad, Hatra, Mosul e altri siti vicino ai campi di battaglia che hanno visto confrontarsi i jihadisti con i peshmerga curdi. Le autorità irachene stanno lavorando con l’Onu e con l’Interpol per inserire in un database i manufatti rubati dall’Is in modo che possano essere individuati alla dogana e possa essere fermata la loro vendita sul mercato nero, ha spiegato il diplomatico iracheno. “Abbiamo fatto un inventario di 2700 pezzi che sono stati catalogati e messi nel database dell’Interpol dall’Iraq – ha spiegato – Abbiamo catalogato tutti i pezzi piccoli che possono essere contrabbandati in tasche o borse e anche quelli più grandi che possono essere spediti”.

Iraq. La città assira di Nimrud distrutta con bulldozer ed esplosivo. Un video dimostra lo sfregio dei miliziani dell’Is annunciato in marzo: cancellati 3mila anni di storia

La storia cancellata con l'esplosivo: così è stata distrutta dall'Is la città assira di Nimrud in Iraq

La storia cancellata con l’esplosivo: così è stata distrutta dall’Is la città assira di Nimrud in Iraq

Le picconate non sono state sufficienti. E allora hanno dato sfogo alla loro furia iconoclasta con bulldozer ed esplosivi. Così i miliziani dello Stato Islamico hanno distrutto il sito archeologico della città assira di Nimrud, nel nord dell’Iraq: fondata fondata nel XIII secolo AC, Nimrud era nella lista dei candidati a diventare patrimonio dell’Umanità Unesco. Si trova a circa 30 km a sud-est di Mosul e dallo scorso giugno tutta la zona è sotto il controllo degli islamisti che considerano la distruzione degli antichi siti, una guerra contro i “falsi idoli”. La prova della distruzione di Nimrud viene da un video pubblicato online dall’Is. La notizia dello scempio era stata data a marzo dal ministero iracheno del turismo (vedi post di archeologiavocidalpassato https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/?s=nimrud) e definita dall’Unesco come “un crimine di guerra”. Ma finora le immagini satellitari non avevano mostrato la reale entità dei danni riportati . Nel filmato si vedono i militanti che con picconi e frese distruggono statue, bassorilievi e altri manufatti in pietra. Quindi un’esplosione e un bulldozer sbriciolano quello che rimane del sito, considerato uno dei massimi gioielli dell’età assira. Molti tesori di Nimrud sono in musei stranieri, ma un certo numero di statue giganti raffiguranti animali alati con teste umane (i Lamassu), erano ancora nel sito archeologico.

I miliziani dello Stato islamico in azione con i bulldozer nel sito archeologico di Nimrud

I miliziani dello Stato islamico in azione con i bulldozer nel sito archeologico di Nimrud

“Grazie a Dio, abbiamo distrutto tutto quello che è stato adorato senza Allah”, recita un miliziano all’inizio del filmato, di oltre sette minuti. Chi ha condannato le altre distruzioni, quelle nel museo di Mosul e nella cittadina di Hatra è “una canaglia” e i musulmani che hanno criticato lo Stato islamico «non hanno Allah nel cuore». Poi segue la distruzione: un jihadista fa a pezzi un bassorilievo con una fresa circolare. Un altro prende a mazzate una statua. E ancora, picconate alle mura degli edifici, martelli pneumatici per frantumare i reperti. Infine i bulldozer, che entrano in campo per radere letteralmente al suolo il sito, che risale a oltre 3mila anni fa. Quindi l’esplosivo, chili e chili che vengono fatti detonare accanto a ciascun obiettivo.

Miliziani dell'Is si accaniscono su un lamassu della città assira di Nimrud in Iraq

Miliziani dell’Is si accaniscono su un lamassu della città assira di Nimrud in Iraq

L’Unesco ha bollato la distruzione come “un crimine di guerra”. Nimrud, la biblica Calah, fu fondata dal re Salmanassar I (1274-1245 a.C.) e divenne capitale dell’impero assiro sotto Assurbanipal II (883-859 a.C.) arrivando a contare 100.000 abitanti. “Abbatteremo le croci e demoliremo la Casa nera in America”, tuona un altro miliziano, riferendosi alla cristianità e a Washington. L’ennesima minaccia contro gli Usa e i “crociati” rinverdita negli ultimi giorni da una vera a propria campagna mediatica sui social network e il video “Bruceremo l’America”, che è in realtà un compendio degli orrori Isis da agosto a oggi, dalle decapitazioni degli ostaggi occidentali fino a quelle dei copti egiziani su una spiaggia libica.

Iraq. Un altro scempio contro il patrimonio dell’umanità: “Is ha raso al suolo Nimrud, la grandiosa capitale di Assurbanipal”. È allarme nella comunità internazionale. A rischio millenni di storia

Foto ricordo dal palazzo reale di Assurbanipal a Nimrud: se la distruzione sarà confermata, questa oggi potrebbe essere un documento d'archivio

Foto ricordo dal palazzo reale di Assurbanipal a Nimrud, nel nord dell’Iraq: se la distruzione sarà confermata, questa oggi potrebbe essere un documento d’archivio

Il re Salmanassar I (1274-1245 a.C.) la fondò 32 secoli fa a sud di Ninive lungo le sponde del fiume Tigri facendo di Nimrud una delle città più belle e potenti dell’impero assiro di cui fu capitale con Assurbanipal II: gli scavi archeologici avevano riportato alla luce resti del palazzo reale, basamenti, sculture e statue, insieme a ori, gioielli e avori preziosi. Nimrud resistette agli assalti dei nemici e del tempo, è capitolata sotto i colpi dei bulldozer dei miliziani dell’Is. È stato un attacco proprio all’antica città assira di Nimrud, in Iraq, l’ultimo assalto sferrato dallo Stato Islamico (Is) contro l’eredità storica del Paese. Lo ha denunciato il ministero del Turismo e delle Antichità iracheno sulla sua pagina ufficiale di Facebook, dove scrive che i jihadisti hanno “assaltato la città storica di Nimrud e l’hanno rasa al suolo con mezzi pesanti”. L’opera di distruzione con i bulldozer è iniziata nei giorni scorsi, dopo la preghiera di mezzogiorno, con l’uso di alcuni camion a bordo dei quali sono anche stati prelevati antichi manufatti. “Al momento non sappiamo quanto estesa sia la distruzione”, ha detto un funzionario del ministero a condizione di anonimato. Nimrud, considerata uno dei gioielli dell’epoca assira, è stata fondata nel tredicesimo secolo prima di Cristo e si estende lungo il fiume Tigri per circa trenta chilometri a sud di Mosul, roccaforte dell’Is in Iraq. “Il loro piano è quello di distruggere il patrimonio iracheno, un sito alla volta”, ha detto l’archeologo Abdulamir Hamdani della Stony Brook University di New York. “Hatra sarà certamente la prossima”, ha sostenuto riferendosi a una meravigliosa città di duemila anni fa nella provincia di Nineveh, patrimonio storico dell’Unesco.

Il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert, davanti alla Porta di Ishtar di Babilonia

Il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert, davanti alla Porta di Ishtar di Babilonia

“Quello che stanno compiendo i jihadisti dell’Is nel nord dell’Iraq è un vero e proprio genocidio culturale”, dichiara lo scrittore iracheno Riad Abdul Karim. “Hanno distrutto le persone e ora stanno distruggendo il patrimonio umano e la storia”. E il direttore del Pergamonmuseum di Berlino, Markus Hilgert: “La distruzione è una catastrofe per il patrimonio culturale. È la sirena d’allarme per la comunità internazionale che qualcosa va fatto, altrimenti questo grande e unico patrimonio scomparirà nel giro di 10-15 anni”. Una “deliberata distruzione del patrimonio culturale costituisce un crimine di guerra”, stigmatizza il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova. “Un attentato all’umanità intera”, rincara il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Da parte sua, il Grande Ayatollah Ali Sistani, principale autorità sciita irachena e del Medio Oriente arabo, sostiene che l’atto dell’Isis contro Nimrud “dimostra barbarie e l’ostilità (dei jihadisti) contro il popolo iracheno, per il presente e per la sua storia”.

Il sito archeologico della città assira di Nimrud, fondata nel XIII sec. a.C. da Salmanassar I

Il sito archeologico della città assira di Nimrud, fondata nel XIII sec. a.C. da Salmanassar I

La scrittrice Agatha Christie nel 1931 in Iraq tra due famosi archeologi orientalisti, a sinistra il marito Max Mallowan e a destra Leonard Wooley

Agatha Christie nel 1931 in Iraq tra due famosi archeologi: a sinistra il marito Max Mallowan e a destra Leonard Wooley

Fu il marito di Agatha Christie, la famosissima scrittrice britannica, a condurre la prima approfondita campagna di scavo sull’antico sito di Nimrud, nel nord dell’Iraq. La città venne scoperta nel 1820 dall’inglese Claudio James Rich, Austen Henry Layard iniziò gli scavi archeologici dal 1845 al 1847 e dal 1849 fino al 1851. Fra i suoi ritrovamenti l’obelisco nero, ora al British Museum, di notevole importanza per l’archeologia biblica. I lavori quindi si interruppero, fino al 1949, quando un team inglese guidato da Max Mallowan riprese i lavori. Nimrud, 30 chilometri a sud-est di Mosul, è il nome arabo per Kahlu, una delle più importanti capitali assire. La città, che arrivò a contare oltre centomila abitanti, nel IX secolo a.C. ospitò la residenza di Assurbanipal II, l’indiscusso sovrano dell’impero neo assiro, che si estendeva dall’attuale Egitto fino al Golfo persico. Parte delle antiche vestigia della città furono scoperte tra il 1949 e il 1963 dagli scavi condotti da archeologi britannici, il primo dei quali fu sir Max Mallowan, marito di Agatha Christie. Con l’indipendenza formale dell’Iraq, la responsabilità di condurre le indagini è passata alla soprintendenza di Baghdad, e alla fine degli anni ’80 hanno scavato a Nimrud archeologi italiani dell’Università di Torino. Secondo le iscrizioni rinvenute e altre fonti documentarie, nella città c’erano giardini zoologici e botanici oltre a numerosi templi, tra cui una colossale Ziggurat, una struttura a forma di piramide tronca diffusa in Mesopotamia e nell’altipiano iranico. Oltre a numerosi bassorilievi, manufatti d’avorio, sculture e oltre 600 gioielli d’oro e pietre preziose, a Nimrud sono state ritrovate alcuni enormi statue di lamassu, i leoni androcefali posti ai lati degli ingressi dei palazzi reali e delle porte delle mura cittadine.

Una città affascinante: così doveva apparire agli assiri tremila anni fa la loro capitale Nimrud, sulle rive del fiume Tigri

Una città affascinante: così doveva apparire agli assiri tremila anni fa la loro capitale Nimrud, sulle rive del fiume Tigri

Un prezioso avorio da Nimrud: placchetta con sfinge dell'VIII-VII sec. a.C.

Un prezioso avorio da Nimrud: placchetta con sfinge dell’VIII-VII sec. a.C.

“Sono scempi tragici, quelli perpetrati dalle milizie dello Stato islamico, perché fanno parte di un’operazione di pulizia etnica nel nord dell’Iraq. Questi forsennati si accaniscono contro comunità non islamiche, come la caldea, la cristiana e la yazida, ma anche contro comunità islamiche come la turcomanna, per costringerle alla fuga prima di operare un sistematico annientamento della loro storia e della loro cultura”, denuncia Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia e soprintendente degli scavi di Ninive, commentando le distruzioni da parte dell’Isis. Al museo di Mosul “alcune statue distrutte erano copie di gesso. Ma molte altre erano purtroppo statue originali”, spiega. Sono stati devastati siti che hanno fatto la storia dell’archeologia della Mesopotamia: “Le notizie sulle distruzioni operate con le ruspe a Nimrud sono scioccanti, ma finché gli islamisti non pubblicheranno un video non avremo riscontri precisi sull’entità dei danni. Non sono edifici in pietra quelli di cui stiamo parlando, ma in mattoni crudi e se schiacciati, ne resta solo polvere: è come se un’orda di barbari avesse raso al suolo tutto il Foro romano”.

I lamassu (tori androcefali alati) sulla porta del palazzo di Nimrud: potrebbero essere già stati distrutti dai Jidaisti

I lamassu (tori androcefali alati) sulla porta del palazzo di Nimrud: potrebbero essere già stati distrutti dai Jidaisti

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

L’interpretazione estremista del Corano che segue l’Is spinge i jihadisti a considerare inammissibili edifici risalenti all’epoca pre-islamica, ma anche quelli riconducibili ad altre fedi o ad altre sette dell’Islam o quelli in cui si onorano leader religiosi defunti. Il sito archeologico di Nimrud, raso al suolo da una colonna di bulldozer, è solo l’ultimo monumento iracheno a scomparire per sempre, sotto la furia cieca dei jihadisti. Poco prima, lo stesso sedicente califfato si vantava di aver distrutto decine di moschee e santuari nella provincia di Ninive, dove si trova Mosul. Sui social media, pubblicava un bilancio di almeno quattro santuari sunniti o statue sufi demolite, oltre a sei moschee sciite. Bulldozer ed esplosivo dei jihadisti non hanno risparmiato, ovviamente, i luoghi di culto cristiani. Sono decine i siti archeologici ‘blasfemi’ distrutti o danneggiati: cerchiamo di fare un bilancio sommario di questi mesi.

SITO ARCHEOLOGICO DI NIMRUD: la città nei pressi di Mosul fu fondata dal re Shalmaneser (1274-1245 a.C.) e fu capitale dell’impero assiro. Nelle scorse ore il ministero delle Antichità ha annunciato la sua distruzione da parte di una colonna di bulldozer dell’Is. I danni non sono per ora calcolabili, ma secondo il ministero sono ingenti.

La distruzione del museo di Mosul

La distruzione del museo di Mosul (Nord Iraq)

MUSEO DI MOSUL: è uno dei più importanti del Medio Oriente. Un video diffuso il 26 febbraio mostra jihadisti con mazze e martelli pneumatici che distruggono statue e altri reperti. La maggioranza delle opere distrutte sembra provenire dal sito archeologico di Hatra. In alcuni casi sembra trattarsi di calchi in gesso, ma l’entità reale dei danni per ora non è verificabile.

Il rogo dei libri a Mosul

Il rogo dei libri a Mosul

BIBLIOTECHE DI MOSUL: all’inizio di febbraio l’Unesco ha lanciato un altro allarme: l’Is sta facendo falò di libri,con un’operazione sistematica che porta alla progressiva distruzione di tutte le biblioteche pubbliche e private della città e delle raccolte di libri rari nei musei, oltre allo svuotamento delle librerie.

MURA ASSIRE DI MOSUL: il 29 gennaio sono state diffuse immagini che mostrano la distruzione delle antiche mura, il sito storico più importante della regione di Ninive, risalenti all’ottavo secolo avanti Cristo. L’Is ha minato con grossi quantitativi di esplosivo le mura che sorgevano nel quartiere Tahrir, distruggendole quasi completamente. Le mura erano state fatte costruire dai re assiri nell’ottavo secolo a.C.

La cittadella di Tal Afar

La cittadella di Tal Afar

CITTADELLA DI TAL AFAR: a dicembre 2014 militanti dell’Is hanno danneggiato l’antica cittadella, che sorge 70 chilometri a ovest di Mosul ed è di epoca assira. Gli estremisti hanno fatto esplodere alcune bombe nelle zone nord e ovest della cittadella, distruggendo una parte delle mura antiche della fortezza. I militanti hanno poi effettuato scavi, in cerca di oggetti antichi da rivendere.

SANTUARI DELL’IMAM MUHSIN E DEL SULTANO WAIYS: situati nella città di Mosul, a gennaio l’Is ha mostrato le immagini della loro distruzione, tramite esplosione.

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

La distruzione della moschea di Giona a Mosul

MOSCHEA DI GIONA A MOSUL: considerata uno dei più importanti monumenti storici e religiosi dell’Iraq e luogo di pellegrinaggio di musulmani sia sunniti sia sciiti, a luglio 2014 è stata minata e fatta esplodere dall’Is. Per dare maggiore enfasi al loro gesto, i jihadisti hanno costretto la popolazione locale ad assistere alla distruzione della moschea, completata con bulldozer e picconi.

SANTUARI SUNNITI E SUFI, MOSCHEE SCIITE: sempre a luglio 2014, il sedicente califfato annunciava di aver distrutto decine di moschee e santuari nella provincia di Ninive. Sui social media, pubblicava un bilancio di almeno quattro santuari sunniti o statue sufi demolite, oltre a sei moschee sciite.

EDIFICI CRISTIANI: nel corso dei mesi, croci e altri simboli del cristianesimo sono stati asportati da chiese e monasteri. In alcuni casi, come in quello di un’antica statua della Madonna a Mosul, si è trattato di interventi distruttivi.