Roma. A un anno dalle celebrazioni ufficiali per il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, apre la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private”, con parte dei disegni giovanili e della collezione archeologica dell’illustre archeologo donata al museo dai suoi discendenti. Ingresso col Green Pass

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La locandina della mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Il 29 ottobre 2022 ricorrerà il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, Felice Barnabei, figura di spicco nell’ambito della direzione generale Antichità e Belle Arti e deputato alla Camera del Regno d’Italia dal 1899 al 1917 per i Collegi di Teramo e di Atri. Manca ancora un anno, ma in attesa delle celebrazioni ufficiali il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia offre un primo assaggio giovedì 9 settembre 2021, alle 17, quando si inaugura la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private” (fino al 10 ottobre 2021 nella Sala dei Sette Colli, al piano nobile di Villa Giulia), curata da Maria Paola Guidobaldi con il contributo alla progettazione di Antonietta Simonelli, Miriam Lamonaca, Vittoria Lecce e Angela Laganà. La mostra è visitabile negli orari di apertura del museo (martedì-domenica, dalle 9 alle 20) ed è compresa nel costo del biglietto di ingresso. ​ L’ingresso al museo è consentito nel rispetto delle misure di prevenzione anti-Covid. Obbligo di esibizione del Green Pass corredato da un valido documento di riconoscimento. “Dobbiamo essere grati ad alcuni dei suoi discendenti, che in anni recenti hanno donato a questo luogo del cuore del loro illustre antenato venti suoi disegni giovanili e la sua collezione archeologica, di cui il nostro museo si è preso cura e che ora per la prima volta espone al pubblico”, scrive la curatrice Maria Paola Guidobaldi. “Un’occasione per onorare colui che ha legato il proprio nome e la propria intelligente ed energica azione al museo di Villa Giulia, la cui fondazione nel 1889 come sezione extraurbana del museo nazionale Romano si colloca nel fervido clima dell’Italia postunitaria, in cui si gettarono le basi dell’Archeologia Nazionale”.

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Un disegno giovanile di Felice Barnabei, prima e dopo il restauro (foto etru)

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Palazzo Fuschi, casa di Felice Barnabei, a Castelli, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo (foto etru)

Un primo assaggio dunque in attesa delle celebrazioni per il centenario della sua morte del 2022, e perciò “gocce”, in questo caso di memorie private, restaurate da Barbara Costantini (i disegni) e da Miriam Lamonaca e Irene Cristofari (la collezione archeologica). Si potranno ammirare otto dei venti disegni autografi donati nel 2019 da Lucia, Guido, Maria Angelina, Francesca e Caterina Fiegna, pronipoti di Caterina, sorella di Felice Barnabei, trovati nell’estate del 2018 nelle soffitte di Palazzo Fuschi di Castelli, pittoresco borgo abruzzese alle pendici del Gran Sasso d’Italia, dominato dal Monte Camicia, ferito dal sisma del 2016 e ove Felice Barnabei nacque il 13 gennaio del 1842. Realizzati a matita e a carboncino su carta, sono esercitazioni sul disegno anatomico che denotano spiccate qualità disegnative. Risalgono agli anni 1854-1858, quando Felice Barnabei, grazie a un sussidio del governo borbonico, poté studiare a Teramo presso i Padri Barnabiti e frequentare la scuola di disegno di Pasquale Della Monica.

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Alcune ceramiche della collezione archeologica di Felice Barnabei (foto etru)

Le vetrine accolgono una significativa selezione della collezione archeologica donata nel 2018 dalla pronipote Roberta Nicoli Barnabei. Costituita da ottantuno oggetti fra originali e riproduzioni moderne di reperti antichi, la raccolta riflette gli interessi scientifici e professionali di Barnabei. Fra gli oggetti di bronzo spiccano quelli di provenienza medio-adriatica, molto vicini ai materiali caratteristici della necropoli di Alfedena in Abruzzo, la cui esplorazione era stata condotta dalla direzione generale Antichità e Belle Arti e seguita dallo stesso Barnabei. Rilevanti anche i frammenti di ceramica sigillata, detta anche “aretina” che dalla metà dell’Ottocento destò la curiosità degli studiosi, sia per la tecnica esecutiva, sia per la presenza di marchi di fabbrica.

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Un calco di marchio di fabbrica con il nome Marcus Perennius (foto etru)

Di grande interesse appaiono pertanto i calchi di sette marchi di fabbrica in cui ricorre il nome di Marcus Perennius, titolare della più nota officina aretina, individuata proprio negli anni ’80 dell’Ottocento e pubblicata in “Notizie degli Scavi di Antichità”, periodico dell’Accademia nazionale dei Lincei, di cui dal 1880 Barnabei era redattore ed è dunque probabile, come ha intuito Antonietta Simonelli, che dopo essere stati utilizzati per la pubblicazione tali calchi siano rimasti nella disponibilità dello stesso Barnabei. Analoga spiegazione potrebbe avere la presenza nella collezione del calco del Vaso dei mietitori, opera rinvenuta a Creta nel 1902 e pubblicata l’anno successivo insieme a foto tratte sia dall’originale, sia da calchi appositamente eseguiti in un altro periodico curato da Barnabei, i “Monumenti Antichi”.

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Singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio (foto etru)

Completano l’esposizione una singolare caricatura di Felice Barnabei, realizzata in ceramica probabilmente di Castelli e a forma di salvadanaio, prestata per l’occasione dal pronipote Peppino Scarselli, e alcune foto di famiglia prestate dal pronipote Alfredo Celli. Un video realizzato da Mauro Benedetti presenta in modo suggestivo tutte le opere donate e le foto di famiglia e le vedute di Castelli degli inizi del Novecento appartenenti all’archivio di Alfredo Celli. L’allestimento comprende infine due inusitati pannelli dipinti che, lungi dall’essere meri fondali, diventano essi stessi opere esposte. Sono stati eseguiti da artisti generosi che hanno messo a disposizione il proprio talento per onorare insieme a tutti noi il fondatore del Museo e omaggiare, da artisti, le sue inattese qualità disegnative che l’esposizione per la prima volta disvela.

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L’albero genealogico della famiglia Barnabei dipinto da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli (foto etru)

L’albero genealogico della famiglia Barnabei, ricostruito grazie al contributo fondamentale di Alfredo Celli, è stato mirabilmente trasformato da Giampiero Abate e Bianca Maria Scrugli in un’opera figurativa di grande piacevolezza, dipinta per esigenze di allestimento con colori acrilici su una pellicola in PVC autoadesiva, successivamente applicata a uno dei supporti di sala (1.50×2 metri). Giancarlo Bucci ha invece con grande efficacia e sapienza coloristica trasfigurato una veduta storica del natio borgo di Castelli, ove egli stesso ha studiato, diplomandosi come “Maestro d’arte per la ceramica” in quella Scuola d’arte fondata proprio da Felice Barnabei nel 1906. Il dipinto (3×2 metri) è stato realizzato su pannelli di forex con colori acrilici e con finitura di vernice trasparente opaca, una tecnica sperimentata per la prima volta dall’artista e dettata anch’essa da necessità di allestimento.

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Una risposta a “Roma. A un anno dalle celebrazioni ufficiali per il centenario della morte di Felice Barnabei, fondatore del museo di Villa Giulia, apre la mostra “FELICE BARNABEI. Gocce di memorie private”, con parte dei disegni giovanili e della collezione archeologica dell’illustre archeologo donata al museo dai suoi discendenti. Ingresso col Green Pass”

  1. Italina Bacciga dice :

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