Cortona. Ancora poche settimane per visitare la mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al MAEC – museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona, la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco

La locandina della mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei”, dal 5 giugno al 12 settembre 2021 al Maec di Cortona

È in assoluto la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco e offre un percorso attraverso reperti provenienti dai più prestigiosi Musei italiani. C’è ancora qualche settimana di tempo, fino al 12 settembre 2021, per visitare la mostra “Luci dalle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (Maec). “Il tema dell’illuminazione nel mondo etrusco, nelle sue varie applicazioni, non era mai stato affrontato in una sede museale”, spiegano i tre curatori Luigi Donati, Vittorio Mascelli, Paolo Bruschetti. “È una grossa lacuna alla quale il museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona intende provvedere con questo evento, suggerito dalla volontà di offrire al pubblico dei visitatori un quadro esauriente sul complesso tema della luce e dei lumi, che tanta parte ha avuto nello sviluppo delle varie civiltà e quindi anche di quella etrusca, valorizzando ancora una volta la presenza di un pezzo unico di cui dispone. Se, infatti, nel 2016 il Maec ospitava la mostra “Etruschi, maestri di scrittura” (vedi A Cortona la mostra “Etruschi maestri di scrittura. Cultura e società nell’Italia antica”. Per la prima volta assieme i più importanti testi in etrusco: dalla mummia di Zagabria alla Tabula Cortonensis, dalla Tegola di Capua alle lamine auree di Pyrgi, dal Cippo di Perugia al fegato di Piacenza. Tutte le novità su una scrittura in parte ancora avvolta dal mistero | archeologiavocidalpassato), nata intorno ad uno dei pezzi scrittori più importanti del mondo etrusco, la Tabula Cortonensis acquisita nel 1992, anche questa mostra è originata dalla presenza, nel medesimo museo dove fa mostra di sé dal 1842, del famosissimo “lampadario” bronzeo, un capolavoro unico dell’arte toreutica degli etruschi”.

Il famoso lampadario etrusco conservato al museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona (foto maec)

“La mostra – continuano i curatori – vuole quindi accompagnare il visitatore attraverso questo affascinante viaggio nel tempo, illustrando le varie soluzioni escogitate per sfruttare la luce naturale negli ambienti chiusi, ed in particolare nelle abitazioni, via via che l’architettura diveniva più complessa: la porta, la finestra, l’abbaino o il lucernario, il timpano aperto oppure l’atrio od il cortile interno. Largo spazio viene quindi dato ai vari metodi e agli strumenti specifici, fissi o mobili, adottati dagli antichi per produrre delle luci artificiali che consentissero di vincere le tenebre della notte, ma anche di lavorare in luoghi permanentemente oscuri come le gallerie minerarie, le tombe ipogee, oppure di garantire un sistema di segnali luminosi a distanza con finalità strategiche per il controllo del territorio. Ma il percorso espositivo allarga lo sguardo anche sull’altra sponda del Tirreno, a quell’isola Argyróphleps che, stando a Platone, verrà poi chiamata Sardò dal nome della sposa di Tyrrenòs, l’eroe eponimo dei Tirreni d’Etruria ed era abitata, secondo Strabone, dall’antico popolo dei Tyrrhenoi omonimi di questi ultimi. Tradizioni mitistoriche entrambe, dalle quali emerge il ricordo di una comunanza molto stretta fra le due sponde del mare, oggi confermata dall’archeologia con le testimonianze che si vanno infittendo nel corso del primo millennio a.C.. In linea con uno dei principi fondanti del Maec, vale a dire quello di una divulgazione larga ma al contempo di alto profilo”, ricordano Donati, Mascelli e Bruschetti, “vi è anche una sezione didattica che, mediante la creazione di copie tridimensionali degli strumenti da illuminazione esposti nelle vetrine, permette di comprenderne il funzionamento. Le repliche tridimensionali consentono anche di ricreare od integrare strumenti non conservatisi fino a noi perché composti con materiali estremamente deperibili come elementi vegetali o cera”.

L’Efebo di via dell’Abbondanza: una statua in bronzo a grandezza quasi naturale riadattata ad uso porta-lampade (foto mann)

“Il percorso si conclude con l’esposizione di splendidi manufatti bronzei per l’illuminazione provenienti da Pompei, che fu fondata probabilmente dagli stessi Etruschi con l’ausilio di maestranze locali, come dimostrerebbero la pianta della città ed i materiali che gli scavi stanno mettendo in luce nei livelli più antichi. Quelli qui presentati, tutti strumenti di età romana rimasti in uso nelle abitazioni della città vesuviana fino alla tragica eruzione del 79 d.C., stanno ad indicare il filo ideale che si mantenne vivo nei secoli, sempre teso a coniugarne la funzionalità con l’attenzione al valore ornamentale. Spiccano fra di essi due pezzi. Il primo è una lucerna trilicne (a tre fuochi) con sirena realizzata in stile arcaizzante, quasi a voler richiamare esplicitamente un legame ideale da parte degli abitanti della Pompei romana con quei remoti antenati ai quali si deve la nascita della città. Il secondo – concludono i curatori – è l’Efebo di via dell’Abbondanza: una statua in bronzo a grandezza quasi naturale riadattata ad uso porta-lampade, col quale si chiude la mostra rimandando idealmente all’epos omerico, a quei “giovinetti d’oro su piedistalli ben costruiti che recavano in mano fiaccole accese e facevano lume durante la notte ai convitati nella sala”, incontrati da Ulisse nella reggia di Alcinoo”.

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2 risposte a “Cortona. Ancora poche settimane per visitare la mostra “Luci dalle tenebre, dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei” al MAEC – museo dell’Accademia etrusca e della Città di Cortona, la prima mostra dedicata all’illuminazione nel mondo etrusco”

  1. Italina Bacciga dice :

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