“Lapilli sotto la cenere”: la quinta clip del parco archeologico di Ercolano ci fa scoprire la mensa degli antichi ercolanesi, che tenevano una dieta principalmente vegetariana con poche proteine dal pescato e animali da allevamento

Nella quinta clip dei Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano ci accompagna alla scoperta della mensa degli antichi ercolanesi. Grazie al ritrovamento di numerosi reperti organici tra cui legumi, cereali, frutta e cibi preparati è possibile risalire alle abitudini alimentari e commerciali della città di Herculaneum. “Gli scavi archeologici”, spiega Sirano, “ci hanno fatto ritrovare frutta, cereali, legumi, cibi già preparati che si trovavano sulle mense come nei negozi nei ristoranti nei depositi dell’antica Ercolano. Talvolta ne sono stati trovati in quantità davvero considerevoli come nel caso dei cereali: sul cardo quarto un silos conteneva più di 100 chilogrammi di grano”. Alcuni di questi materiali ci aprono una finestra verso i commerci internazionali di Ercolano come dimostra il ritrovamento dei datteri. Se prepariamo una selezione dei principali cibi che si trovavano sulle mense degli antichi ercolanesi, notiamo subito il loro colore uniforme dovuto al fatto che hanno subito un processo di carbonizzazione ma se li osserviamo più da vicino li possiamo riconoscere ancora oggi. Con la restauratrice Elisabetta Canna e l’archeologa Stefania Siano andiamo alla scoperta di questi alimenti. I cereali: abbiamo il grano, l’orzo, il miglio e il farro. E poi cipolle e spicchi d’aglio. Poi abbiamo i legumi: ceci, lenticchie, fave, piselli. Passiamo alla frutta: moltissimi i resti di fichi, mandorle, abbiamo alcune noci, e preziosissimi frammenti di melograno, e infine datteri, un frutto più esotico. Interessante anche la scoperta di frammenti di lievito madre con cui si poteva impastare il pane che aveva due forme diverse: la focaccia e la pagnotta, quest’ultima con un segno radiale per invitare il taglio delle fette di pane. Dalle fonti letterarie sappiamo che questo pane si accompagnava con il consumo delle olive. L’apporto proteico era poi completato dalle uova, dai frutti di mare e dal pesce, e dalle proteine di animali di allevamento. Tra i frutti di mare, capesante, murice, conchiglie di vongole. Il pesce era anche quello pescato all’interno dei golfo. Attraverso l’analisi dei resti recuperati nel setacciamento di materiali gettati in una fogna è stato possibile riconoscere più di 50 specie di pesci, presenti ancora oggi nel golfo di Napoli. Gli antichi ercolanesi per preparare i cibi utilizzavano tegami, pentole di terracotta e di metallo. Invece tegami e pentole di bronzo venivano utilizzati per servirli durante dei pasti di particolare importanza in occasione di festività e solennità familiari. “Si tratta dunque di una dieta basata prevalentemente sul regime vegetariano con apporti proteici dal regime animale estremamente limitati. Molto interessanti sono i dati ricavati dalle analisi paleo-nutrizionali sulle ossa e la dentatura dei fuggiaschi che si trovavano sull’antica spiaggia. Questi dati hanno confermato un accesso alle proteine animali molto limitato, prevalentemente ai livelli sociali più alti della comunità locale”.

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Una risposta a ““Lapilli sotto la cenere”: la quinta clip del parco archeologico di Ercolano ci fa scoprire la mensa degli antichi ercolanesi, che tenevano una dieta principalmente vegetariana con poche proteine dal pescato e animali da allevamento”

  1. Italina Bacciga dice :

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