A Siracusa si presentano i risultati del workshop internazionale “Design Heritage Tourism landscapes” con undici scuole di architettura in rete, coordinate dall’università Iuav di Venezia per valorizzare i siti archeologici della Val di Noto: dal complesso Neapolis-Eurialo di Siracusa alla Noto Antica al parco archeologico di Akrai-Palazzolo Acreide

Docenti e studenti impegnati nel workshop internazionale “Design Heritage Tourism landscapes”, undici scuole di architettura in rete, coordinate dall’università Iuav di Venezia

Veduta dall’alto del parco archeologico della Neapolis a Siracusa, dominato dal teatro greco

“La Sicilia sud-orientale è caratterizzata dalla presenza di alcuni dei più importanti insediamenti antichi nel Mediterraneo”, si legge nella premessa del workshop internazionale “Design Heritage Tourism landscapes”, undici scuole di architettura in rete, coordinate dall’università Iuav di Venezia per valorizzare i siti archeologici della Val di Noto. “Questi insediamenti includono città che si sono sviluppate attraverso i secoli, generando palinsesti urbani interessanti, ma anche problematici. Rovine classiche convivono con straordinari edifici normanni, bizantini e tardo barocchi (che fanno parte del patrimonio Unesco della Val di Noto). Siracusa, Noto e Palazzolo Acreide, i principali centri dell’area ibleo-siracusana, appartengono a questo contesto. Tre città di dimensioni diverse, caratterizzate da alcuni comuni fattori di identità: l’archeologia antica e tardoantica che testimonia la loro origine, la peculiarità geografica del territorio dell’ibleo che è il loro scenario di riferimento, la città barocca con le sue architetture più rappresentative e la sua straordinaria urbanità scenografia. Questi valori hanno storicamente attratto viaggiatori, studiosi, artisti, architetti e letterati in tutta Europa. La Sicilia della Val di Noto, infatti, è stata una delle destinazioni più importanti della tradizione del Grand Tour. Questo è un territorio in cui il fenomeno del turismo ha avuto origine nel suo più profondo senso etimologico”. Immaginare nuovi modelli di valorizzazione ambientale e turistica di alcuni fra i siti archeologici di maggior pregio dello straordinario territorio del Val di Noto: Noto antica, il Parco archeologico della Neapolis di Siracusa, il Castello Eurialo, il Castello di Palazzolo Acreide e il Parco archeologico di Akrai, è stato appunto l’obiettivo del team internazionale di 110 docenti e studenti di architettura italiani, spagnoli, portoghesi, francesi e argentini che hanno lavorato al progetto nel corso del workshop internazionale “Design Heritage Tourism landscapes” che si conclude venerdì 14 settembre 2018 alle 16 nelle sale dell’ex-Convento dell’Immacolata di Palazzolo Acreide (Siracusa) con la presentazione dei risultati progettuali del network di scuole di Architettura “Architecture, Archaeology and Tourism”.

Rilievo rupestre nel parco archeologico di Akrai a Palazzolo Acreide

“Il territorio della Sicilia sud-orientale, con i siti patrimonio dell’UNESCO, tra cui Siracusa, Noto e Palazzolo Acreide, è caratterizzato da uno straordinario patrimonio storico-archeologico, ma spesso escluso dalla vita urbana contemporanea”, spiegano i docenti impegnati nel progetto. “Dobbiamo riconsiderare la relazione tra città e archeologia secondo nuove strategie di progettazione che possono essere essenziali per una nuova visione del futuro delle città. La rovina archeologica, in questo senso, non dovrebbe essere vista come un problema da circoscrivere in un campo di protezione, spesso astratto e lontano dal contesto, ma come una risorsa che ha nuovi ruoli nella ridisegnazione del territorio e della città. Il perimetro dei siti archeologici, attraverso un confine fisico, sottolinea la segregazione e la separazione dei luoghi specifici della città. Queste sono enclave che contribuiscono alla proliferazione del degrado urbano. Invece, ripristinare una permeabilità tra i tessuti urbani e i siti archeologici, attraverso i luoghi di mediazione (e non i confini), può essere una strategia per innescare nuove opportunità di sviluppo e rigenerazione urbana. Questo è un punto di partenza per ridefinire lo spazio urbano e il paesaggio archeologico e mettere in discussione le dinamiche dello sviluppo della città in relazione al potenziale del patrimonio archeologico. Pensare a come utilizzare i siti archeologici può essere un incipit di progettazione per capire come stabilire una nuova relazione dialettica tra passato, presente e futuro della città. Un dialogo in cui il fenomeno del cosiddetto turismo del patrimonio può svolgere un ruolo di primo piano, un motore economico per il territorio e le sue città e una forza trainante per la rigenerazione urbana”.

Suggestiva veduta del castello di Eurialo a Siracusa

I siti esaminati. A Siracusa il complesso Neapolis-Eurialo. “Il parco archeologico della Neapolis”, ricordano allo Iuav, “si trova tra il tessuto urbano compatto che è il risultato dell’espansione della città durante la prima metà del XX secolo e il tessuto urbano disperso e a volte vuoto della periferia cittadina che si trova ai margini di una delle due vie d’accesso principali alla città, viale Paolo Orsi. Il parco si estende per circa 240mila mq ed è uno straordinario palinsesto della storia dell’antica Siracusa. L’attuale sistema di ingressi al sito è costituito da due parti distinte che sono totalmente inadeguate al numero crescente di visitatori che aumentano durante il periodo delle rappresentazioni classiche. Il suo isolamento dal contesto urbano circostante non consente una corretta integrazione nella struttura vitale della città. Integrazione che è sempre stata desiderata ma mai implementata. I resti del complesso archeologico del castello di Eurialo sono situati all’estremità occidentale più alta dell’antico sistema difensivo delle mura di Dionisio – lungo circa 25 chilometri. Questo era un sistema difensivo risalente al V secolo a.C. che ha completato le mura della città. Durante il tempo il castello fu trasformato e ingrandito. Oggi presenta un sistema di fossati e tunnel complessi mentre le rovine delle fortificazioni sovrastanti, con la loro geometria, rappresentano un unicum tra i sistemi difensivi del mondo classico. L’attuale entrata al Castello non consente di apprezzare le funzioni primarie della complessa struttura militare e le sue funzioni originali. L’ingresso, infatti, sembra essere “accidentale”, alterando così la lettura filologica del monumento che è anche distorta dalla mancanza di percorsi”.

Studenti e docenti in sopralluogo al castello dell’Antica Noto

L’Antica Noto. “Annesse alle mura si trovano il Castello reale, con un’enorme armeria e le scuderie, e alcuni resti delle torri, tra cui quella principale risalente al 1431, e l’antica prigione dove sono ancora visibili molti graffiti e bassorilievi fatti dai prigionieri. Molti graffiti riportano il nome dell’autore e rappresentano le barche del tempo. Molte volte viene anche rappresentata una partita con pedine. La struttura fu costruita nel 1091 dal Duca Giordano d’Altavilla sui resti di una precedente fortezza araba. Nel 1430 il duca Pietro d’Aragona ingrandì il complesso che fu rifatto nel 1600 circa per ospitare i cannoni. Vicino all’ingresso della porta della montagna sono ancora visibili le aperture per i cannoni. Il terremoto ha distrutto la maggior parte del castello. Il progetto vuole studiare prevede un nuovo sistema di ingressi al sito, servizi per i visitatori e possibili nuove configurazioni per alcune parti del complesso, come la chiesa di San Michele al Castello”.

Il teatro greco nel parco archeologico di Akrai a Palazzolo Acreide

Parco archeologico di Akrai a Palazzolo Acreide, città barocca con origini greche, un insediamento sull’altopiano dei Monti Iblei, non lontano dal fiume Anapo e dalla Necropoli di Pantalica. Nel 2002 la città è stata inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO insieme alla Val di Noto, grazie alle sue chiese tardo barocche di San Paolo e San Sebastiano. Inoltre, la città fa parte della rete “borghi più belli d’Italia”. Il patrimonio storico e culturale della città è arricchito dal sito archeologico greco di Akrai, sull’omonimo altopiano che domina la città, e dal sito del castello medievale di Acremonte, da cui è nato il quartiere vicino alla Basilica di San Paolo.

Studenti e docenti si confrontano sui risultati raccolti nei siti archeologici della Val di Noto

Venerdì 14, dunque, la trasferta siciliana cui ha lavorato l’università di Catania con la Sds Architettura di Siracusa, in collaborazione con l’università Iuav di Venezia, capofila del network. Alle 16 sotto le volte dell’ex-Convento palazzolese saranno gli studenti a illustrare i risultati di questa esperienza a una giuria presieduta da Francesco Cellini, docente di Progettazione architettonica all’università di Roma Tre e tra i maggiori esperti di interventi in aree architettoniche. Ad offrire, in altre parole, percorsi possibili per una fruizione intelligente e rispettosa di luoghi che stanno conoscendo un successo attestato dal numero di visitatori in costante crescita. E che per questo motivo esigono un’attenzione sempre maggiore al rispetto dei delicati equilibri tra natura, giacimenti archeologici e crescita urbanistica. Con l’obiettivo finale di garantire gli standard di un turismo colto, lento e sostenibile.

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  1. Italina Bacciga dice :

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